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Gillian Flynn, la firma femminile dietro L’Amore Bugiardo – Gone Girl

Mentre “L’amore bugiardo – Gone Girl“, il nuovo film di David Fincher con Rosamund Pike e Ben Affleck, approda anche in Italia e si prepara a far parlare molto di sé (si spera sempre senza spoiler!, qui la nostra recensione) grazie a una trama così peculiare, vale la pena spendere qualche parola sulla mente dietro di un intreccio tanto complicato e radicale.

Gillian Flynn, oggi firma di punta del thriller americano, non è solo la sceneggiatrice del film ma anche l’autrice del best seller nerissimo da cui è tratto, “Gone Girl” (pubblicato in Italia incontrando inizialmente scarso riscontro con il titolo “L’amore bugiardo” — la traduzione è di Isabella Zani e Francesco Graziosi per Rizzoli, ve lo consigliamo qui come regalo di Natale).

Classe 1971, americana originaria del Kansas, la scrittrice ha raggiunto il successo internazionale con il suo terzo romanzo, ma già ai tempi di “Sharp Objects” (2006) e “Dark Places” (2009) si era fatta notare per le sue trame cupe, popolate da personaggi sgradevoli e da legami familiari polarizzati sulle frequenze più estreme e violente.

Se “Gone Girl” è stato il momento della svolta lo si deve forse al forte influsso autobiografico di cui è figlio. Il romanzo, ancor più esplicitamente del film, ritrae gli Stati Uniti subito dopo lo shock economico del 2008, immortalando un’instabilità economica che si riflette su rapporti familiari apparentemente normali eppure nel profondo compromessi e deviati.

Curiosamente in un romanzo narrato dalle due parti della coppia, la voce di Gillian Flynn sembra nascondersi dietro il volto maschile di Nick. Come Nick infatti l’autrice ha subito il durissimo colpo del licenziamento in tronco, proprio da quell’Entertainment Weekly che ha recentemente piazzato in copertina il film sceneggiato dalla sua ex impiegata.

Altra sfumatura caratteristica della scrittura della Flynn, esaltata dalla direzione di David Fincher, è un’ironia irresistibile e nerissima, che si sprigiona proprio nei momenti più cupi, in cui tutto sembra tragico e senza possibilità di redenzione. In “Gone Girl” questa caratteristica è sfruttata appieno nel cercare un equilibrio tra Nick e Amy — due personaggi di una sgradevolezza quasi grottesca — in quello che è un disarmante eppure irresistibile ritratto di un matrimonio nella moderna America.

A quanti hanno accusato prima la Flynn e poi Fincher di aver confezionato un prodotto misogino farebbe bene ricordare che “Gone Girl” è una straordinaria, talvolta incredibile ma sempre calzante ricostruzione di cosa succederebbe se una donna riuscisse ad aderire al cento per cento agli impossibili dettami che prima le pressioni genitoriali e poi le aspettative maschili e la società patriarcale le hanno imposto, risultando pienamente legittimata e quindi capace di operare una pericolosa contromossa.

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