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Giordano Sangiorgi parla del 23esimo MEI [INTERVISTA]

 Al via la ventitreesima edizione del festival faentino MEI (Meeting degli Editori Indipendenti) dal sottotitolo “Fatti di musica indipendente” dal 29 settembre al 1 ottobre. La creatura nata da una idea di Giordano Sangiorgi si conferma ancora come la maggiore kermesse degli indipendenti nonostante solo a settembre 2014 sembrava che il Mei fosse destinato alla fine, ma c’è stata una tale spinta dal basso, soprattutto sui social da parte degli under 30, che gli ha fatto comprendere quanto fosse importante mantenere vivo il Meeting delle Etichette Indipendenti. Il mercato indipendente in Italia è molto cresciuto, basti pensare il dato riportato da Sangiorgi: i concerti indie sono il 70% dei live in Italia, ma ancora nuove sfide sono all’orizzonte.
Spiegava Sangiorgi ai nostri microfoni durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento: “Una delle battaglie che ancora resta da fare è quella sul mercato dell’online. A fine anni ’90 se c’erano 10.000 computer in Italia connessi, erano 10.00 opportunità. Oggi che abbiamo un numero molto più alto di dispositivi, tutti vanno su Youtube. C’è un problema grave di monopolio. Le etichette indipendenti che hanno rivoluzionato il mercato negli anni ’90 devono assolutamente fare questa battaglia, coi supporti istituzionali indispensabili, e creare delle piattaforme alternative, altrimenti queste quote conquistate sul mercato fisico, si rischia di perderle nell’online”.

Parliamo con lui in questa vigilia della nuova edizione, ancora più ricca di eventi, premi ed artisti, di musica in streaming, musica indipendente e molto altro.


Ciao Giordano, siamo alla ventitreesima edizione del MEI – una tua creatura di cui LoudVision quest’anno è partner – dimostrazione questa che “indipendenza” e “qualità” possono coesistere?

Spero di sì, sicuramente possono coesistere passione, sacrificio, squadra, collaborazione e innovazione insieme alla qualita’, Ventitre anni significa fare parte oramai della storia della musica del proprio paese.

Si sta molto dibattendo sul fenomeno “indie”, c’è chi lo associa necessariamente a una musica di nicchia, cos’è invece per te “indie”?

Per me indie è sempre stato il produttore che coi suoi soldi rischia su un nuovo progetto musicale fatto di brani originali, inediti e innovativi e capaci di cambiare e rinnovare in meglio il panorama musicale anche con una grande attenzione ai testi. Questo è indie per me e non è associabile ad alcun genere anche se pop, rock, rap, cantautori e folk si avvicinano certamente di piu’.

Quest’anno una grande partnership quella con WIN, associazione salita alla ribalta per le battaglie con lo streaming musicale. Tra i vari convegni ti siederai al banco dei relatori insieme a Henriette Heimdal, insegnerai ai più giovani quanto sudore c’è dietro questo mestiere?

Sudore tantissimo. Ma soprattutto sapremo da un osservatorio privilegiato quali sono le sfide che gli indipendenti dovranno affrontare a livello mondiale per non soccombere davanti alle piattaforme globali monopoliste della musica che dettano legge pagando pochissimo la filiera artistica e produttiva e davanti alla liberalizzazione selvaggia dei diritti che rischia di mettere ai margini della raccolta dei diritti, perché non rendono econo9micamente, i piccoli artisti e produttori indies.

A proposito di Win e della polemica con i colossi dello streaming, si parlerà anche della crisi dell’industria del disco e le cause ad esse annesse?

Beh, il disco e’ morto e quindi c’è poco da dire. Esiste oramai solo come oggetto feticistico in forma di vinile per un mercato di ultranicchia oppure come firma copie  per un mercato di nicchia. Più che altro dovremo affrontare il tema di portare le indies unite anche come AudioCoop a diventare forti sui social e nella distribuzione e diffusione di video e brani in streaming per non lasciare tutto in mano alle major come accaduto nei grandi network. Inoltre c’è bisogno di riappropriarsi anche dei live sempre piu’ appannaggio di poche organizzazioni multinazionali.

Domenica 1 ottobre ci sarà spazio per la dimensione nostrana della musica, verrà premiato anche Alberto Quartana per Indiegeno Festival, una indipendenza che diventa sempre più mainstream nel nostro paese?

L’incontro della Rete dei Festival con Italian Quality Music Festival è imperdibile e Indiegeno Festival sono ben lieto di premiarlo perchè fra un festival coraggioso e di qualità in una regione certamente non facile dal punto di vista logistico e organizzativo.

Quanto è cambiata la scena musicale italiana in questi ventitrè anni?

Siamo passati dalla musicassetta a instagram e nel frattempo sono morte novita’ come l’MP3, il downloading, MYSpace, Vitaminic e tantissime altre esperienze che sembrava sarebbero durate a vita. E Tante altre cose cambieranno. Certo si può dire con orgoglio che la musica è certamente la piattaforma a più alto tasso rivoluzionario dal punto di vista tecnologico.

Con l’avvento dei talent e i “facili” contratti “da TV” delle major, a risentirne è stata la musica?

Si perché i talent sono interessati prima di tutto a far pasare un certo tipo di modello di canzone fatta dagli autori della loro casa editrice, per introitare tanti diritti, e per fare rivivere il catalogo con le cover,  e purtroppo troppo spesso  della carriera di un artista purtroppo abbiamo visto uno scarsissimo interesse. E’ un modello utile alle major ma poco utile per chi ha un progetto innovativo al momento ma forse siamo già alle battute finali anche se resterà sempre in vita magari come Il Grande Fratello ma certo non creerà più tendenza.

Quali sorprese dovremo aspettarci da questa edizione?

La sorpresa sarà quella di ascoltare musiche inattese e incontrare persone inattese per aprirsi a nuovi percorsi.

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