Home > Recensioni > Giorgio Canali E Rossofuoco: Nostra Signora Della Dinamite

Nostro signore delle esplosioni

Per uno come Giorgio Canali non possono esserci mezze misure. Anzi, quelli come lui forse nemmeno ci sono. Allora dovremmo dire che Giorgio Canali o si ama o si odia. Tale è il suo impatto spiazzante che vi infastidirà più di una boy band dal ritornello facile se non lo amate. Ma se lo avete seguito in ogni sua avventura, be’, in quel caso sarete pronti a perdonargli tutto.

Volete che qualcuno vi presenti questo nuovo “Nostra Signora Della Dinamite”? Ci penserà lui stesso:

“È il quinto album della mia vita con il mio nome scritto più in grande degli altri, il quarto con scritto sopra “Rossofuoco”. Dieci anni sono passati dall’inizio della mia piccola inchiesta personale per cercare di capire che fine avesse fatto Lazlotòz, nel frattempo il mondo ha continuato a fare finta di cambiare, rimanendo invece la stessa merda di sempre… e come abboccano tutti a questa balla del cambiamento. Dieci anni in cui ho continuato a invecchiare sfornando piccoli capolavori, passati per lo più inosservati. Eccone un altro, si chiama “Nostra Signora Della Dinamite”.
È il quinto album della serie album che vorresti avere con te in caso di naufragio su isola deserta, ma evitate di naufragare, porta sfiga. Esce per caso (il caso non è mai così fortuito come sembra) contemporaneamente, ancora una volta, all’ultimo album di PGR, altro progetto di cui vado molto fiero e, per forza, visti gli impegni live, un anno dopo l’album di Vasco della Centrale Elettrica. Posso essere molto soddisfatto di questo incipit della mia terza età ormai giunta.”
[PAGEBREAK] Queste le parole di Giorgio Canali per presentare il suo ultimo lavoro. Nel titolo si nasconde la soluzione, come un mistero da svelare. Il cantautore è pronto ad esplodere e i motivi cambiano a seconda dei punti di vista, diversi in ogni traccia. Il linguaggio è quello crudo di sempre, quello che si confonde con la sincerità, ma che sembra perdere spessore se appellato in tal modo. Sporco quanto basta per non far perdere nel rumore ciò che gelosamente nasconde: la profondità, l’amore, la paura e una miriade di sentimenti delicati e leggeri.

Il disco si apre con “Quello Della Foto”: un inno all’invisibilità, alla sensazione di non esistere. Ma Canali c’è ed ha un cuore, un cuore grande. A dimostrarlo ci sono le ballate di “Nostra Signora Della Dinamite” come la romanticissima “Lezioni Di Poesia”, come “Tutti Gli Uomini”, dedicata alle donne della sua vita, magari a quelle che hanno sempre aspettato un altro.
La parte decisamente più corale del disco contiene “Nuvole Senza Messico”, nella quale il gruppo contribuisce alla resa, e “Rifugi D’Emergenza”, dove batteria e chitarre si lasciano sentire e denunciano un paese che non va.

“Nostra Signora Della Dinamite” è la traccia che dà il titolo all’album e, al contempo, la più calda. Il tutto raccontato in una storia pregna di delusione per un mondo che non gira a piacimento di chi narra. “MP Nella BG” continua sulla linea del rammarico, chiedendosi quale sia il motivo per continuare a fingere di star bene. A non pensarci. A chiudere gli occhi e le orecchie. A parlare con i detti popolari.
“Schegge Vaganti” desidera l’immortalità e “Respira Ancora” è la traccia più veloce del disco.

La chiusura dell’opera spetta a “Mme Et Mr. Curie”, e suona un po’ come la canzone dei titoli di coda al cinema, quella che solo lo spettatore attento resta ad ascoltare. In realtà è la speranza di un avvenire che raccolga gli amanti e li culli nella pace di un mondo fatto per loro.

“Nostra Signora Della Dinamite” canta l’amore, l’unione e la speranza, ma con i termini della delusione, della solitudine e della disperazione.
La vera poesia sa cercare altro, e sa stare ben lontana dall’immagine del cantautore triste. Canali ha forse diminuito le distanze?

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Contro

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