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  • Giorgio Poi: Smog

    Bomba Dischi / none

    Data di uscita: 08-03-2019

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Ok, l’attesa è finita. Oggi, 8 marzo, esce “Smog”, il secondo album da solista del cantautore novarese Giorgio Poi targato Bomba Dischi. Qualche mese fa il musicista aveva fatto capolino con “Missili” assieme a Frah Quintale e successivamente con “La Musica Italiana” duettando con Calcutta. Due collaborazioni messe lì sul davanzale che sprigionavano un odorino di ritorno e già si fiutava nell’aria l’arrivo del fratellino di “Fa Niente”. Per una serie di somiglianze strutturali e di intersezioni, si potrebbe dire che “Smog” è speculare al precedente progetto: nove tracce, due titoli/interludi, stesso sound (anche se il tour americano con i Phoenix non è un semplice souvenir) e stessa etichetta dell’ananas esplosiva.

Le canzoni di Giorgio Poi traghettano in un punto della memoria misto di nostalgia e malinconia che ci lascia accoccolare da sorriso sornione. Le cose più semplici, appartenenti alla vita quotidiana, come il cibo o gli oggetti o i mezzi di trasporto si trovano a fluttuare tra testi delicatamente amari che tradiscono una tristezza inconsapevole camuffati da una scrittura dadaista, basti pensare a Stella: “un ragazzo ha scoperto una stella (…) ma è pezzo di ferro con su scritto Easyjet”. Refrattario alla felicità, e in questo fa eco al collega Calcutta (vedi “La musica italiana“), rende piacevole l’ascolto affezionandocisi subito. Ciò che trae in inganno è il sound, quel pop psichedelico americanizzato misto a tastierine e cantautorato patriottico dalla ritmica orecchiabile che comporta il piccolo intoppo degli effetti indesiderati. Se ci si sofferma sul testo e si è tendenti allo spleen, be’ allora è un gran bel problema. I rapporti umani sono tanto critici quanto esili: in “Solo per gioco” canta “E tu che poi riparti. Torna presto, già mi va di rivederti”. Testi che celano l’amarezza che comporta il sentirsi divisi fra il restare o il partire: “Con una mano afferri le chiavi, con l’altra dici non esco” in “Napoleone”. Forse lo “Smog” è quest’inquinamento emotivo che trasuda ricordi offuscati, immersi nella caligine di qualcosa di indefinito che però c’è e riempie i polmoni. Un fumo che addensa e che vuol nascondere un cuore che è un patchwork che “copriamo con un panno per non far rumore”.

Giorgio Poi ha dato nuovamente prova di saper giocare con la lingua italiana spostando gli elementi della linea sintagmatica da cui ne deriva un utilizzo retorico ben riuscito. Impossibile non notare i parallelismi delle parole che si raggomitolano tra le vecchie e le nuove canzoni. La traccia “Smog”, che nell’album veste i panni di un interludio come “Fa niente” pullula di versi di gabbiani che già popolavano “Tubature”. Le rughe di “Ruga fantasma” si trasferiscono sulle mani di “Doppio nodo”, che si allaccia a “Solo per gioco” o la colla in “Vinavil” che fa da concorrente al Super Attack. Come i due lati di una musicassetta i due album sono proporzionali: “Fa Niente” sta a lato A come “Smog” sta a lato B.

Gli effetti di questo “Smog”? Piogge amare…ma siamo sempre felici di ritrovarti!

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Contro

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