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Giorno Europeo 2017: 5 film sull’Europa di oggi

Il 9 maggio, pochi lo ricordano, nell’Unione Europea è giornata di celebrazioni: si festeggia l’anniversario del 1950 quando Robert Schuman scrisse la sua eponima Dichiarazione con cui si mise in moto il processo di unione delle nazioni europee.

Molti invece si saranno accorti di quanto il tema dell’integrazione europea stia dominando il dibattito pubblico politico e culturale di questi anni. In questo Giorno Europeo è interessante allora dare uno sguardo a come il cinema si inserisce in questo dibattito.

Abbiamo selezionato cinque film della passata stagione cinematografica europea che, con maggiore o minore consapevolenza, raccontano gli effetti di questo inedito e difficile cammino di integrazione internazionale cominciato sessantasette anni fa.

Io, Daniel Blake

Daniel Blake, onesto carpentiere di 59 anni impossibilitato a lavorare in seguito a un attacco cardiaco, si vede respingere la richiesta di sussidio di invalidità dall’assistenza dello Stato, iniziando così una lotta estenuante contro la burocrazia inglese.

Vincitore all’ultimo Festival di Cannes (la nostra recensione e l’incontro con Ken Loach) poco prima del voto destinato a cambiare irrimediabilmente l’assetto dell’Unione Europea, “Io, Daniel Blake” arriva in un momento critico della storia della Gran Bretagna. In un certo senso, nel film di Ken Loach possiamo ritrovare alcuni dei motivi del risultato del referendum sulla Brexit. Un terribile errore di valutazione dettato dalla paura e dalla rabbia delle persone come Daniel, lavoratori inascoltati e lasciati soli.

“Io, Daniel Blake” è un film importante, perché mette in scena in maniera vivida la realtà di una working class disperata. Un’opera fortemente britannica, sì, che però analizza con lucidità un problema comune.

Io sto con la sposa

Questo documentario “disobbediente” presentato alla Mostra di Venezia del 2014 (qui la nostra recensione e l’incontro con gli autori) ha trovato visibilità nelle ultime settimane in occasione dell’arresto in Turchia di uno dei suoi autori, Gabriele Del Grande. Nel film Del Grande e i colleghi Antonio Augugliano e Khaled Soliman Al Nassiry hanno documentato la fuga di alcuni profughi siriani e palestinesi da Lampedusa fino in Svezia, eludendo i controlli alle frontiere spacciandosi per un corteo di sposi novelli e altri invitati alle nozze.

È un film che racconta il sogno di un’Europa senza confini ma che probabilmente rimane solo un sogno.

L’altro volto della speranza

Khaled è siriano, arriva nascosto in una nave che trasporta carbone e chiede asilo senza successo, Wikstrom è un europeo, finlandese, in crisi di affetti e lavorativa, che decide di cambiare vita ed aprire un ristorante. Il secondo aiuterà il primo, troverà il tempo di un bel gesto in mezzo ai tanti affanni, e ne verrà ricompensato.

Aki Kaurismaki è un po’ il santo patrono tra i cineasti europei, il più ieratico, il più apparentemente distaccato e compresso nel suo riconoscibile mondo filmico, ed invece è il più calato nella realtà contemporanea. Qui ci fa piangere e sorridere, riflettere e tenere il tempo musicale con le mani, in un’ora e mezza di cinema puro e cristallino che ci fa comprendere l’importanza del “sogno” di una vita tranquilla in Europa attraverso uno sguardo perso, sognante, tra una boccata di sigaretta e l’altra. Da proiettare in ogni scuola, da Stoccolma a Lampedusa.

Un re allo sbando – King of the Belgians

Il re dei belgi in visita in Turchia deve improvvisamente rientrare in patria: la Vallonia sta facendo la secessione! Ma una tempesta solare blocca comunicazioni e viaggi aerei. Come scappare senza evitare un incidente diplomatico? Il Re comincia cosí la sua fuga da clandestino lungo i Balcani, con la polizia turca alle calcagna.

Non è propriamente un inno alla gioia, ma dentro c’è l’Inno alla Gioia. Un film orgogliosamente europeo, prima che orgogliosamente belga. Una satira surreale raffinata e non sguaiata, sotto forma di mockumentary.

Vi presento Toni Erdmann

Il successo tedesco dello scorso anno (la nostra recensione dal Festival di Cannes) è una critica sociale alla globalizzazione ma ben centrata in Europa, tra Germania e Romania. Una donna in carriera sempre in giro per il continente, che ha apparentemente perso ogni entusiasmo, deve confrontarsi con un padre disposto a rendersi ridicolo per risvegliarla.

Candidato all’Oscar come miglior film straniero e vincitore di cinque premi EFA, ha mostrato al mondo e agli altri europei come ci sia vita in Europa: sia nella storia raccontata, sia produttivamente, con un film cosí complesso ma concreto e tutt’altro che cervellotico, che è il pregiudizio che si ha spesso verso il nostro cinema d’autore.

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