Home > Recensioni > Il giovane favoloso

Dopo aver curato la messa in scena teatrale delle Operette Morali, Mario Martone porta Giacomo Leopardi anche al cinema: “Il giovane favoloso” è uno dei film in concorso alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia e vede come protagonista Elio Germano nei panni del poeta di Recanati.

Martone si avvicina a Leopardi con un approccio simile a quello già utilizzato per il Risorgimento di “Noi credevamo“, anche quello presentato qui al Lido nel 2010: la sceneggiatura (scritta anche qui insieme a Ippolita di Majo) è formata da testi lunghi e articolati, estrapolati da documenti reali, lettere, frammenti di diario e – in questo caso – ovviamente poesie.

L’aspetto umano del personaggio è affidato con successo alla performance di Elio Germano, capace di conservare la fresca naturalezza che da sempre contraddistingue le sue interpretazioni anche in un ruolo linguisticamente molto impostato.

Ne emerge il ritratto di un uomo generoso, ironico, che soffre per l’incomprensione e la solitudine alle quali la società in cui vive lo condanna: il pensiero e l’infelicità di Giacomo sono incompatibili sia con la famiglia di origine sia con gli altri intellettuali del suo tempo, che vorrebbero ricondurlo all’ottimismo illuminista.

Dallo spettacolo basato sulle Operette Morali, “Il giovane favoloso” eredita alcuni attori – Paolo Graziosi (lo zio Carlo, magnetico nel ‘monologo’ di rimprovero dopo il tentativo di fuga di Giacomo), Renato Carpentieri, Roberto De Francesco, Giovanni Ludeno – e il modo di intendere i luoghi come uno spazio libero, al di fuori della realtà, che Giacomo rende vivo con l’immaginazione.

Al compositore e musicista elettronico Sascha Ring in arte Apparat, autore della colonna sonora, va infine il compito di staccare le immagini dai confini dell’ambientazione storica e ammantarle di uno struggimento tutto contemporaneo.

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