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Giovani giganti suonano

Gli Young The Giant arrivano alla Locanda Atlantide poco prima dell’inizio del concerto e, quasi confusi tra la folla, si fermano a prendere da bere al bar concedendosi volentieri a foto, autografi e chiacchiere con i fan.

La band californiana sale puntualissima sul palco alle 22:15, al punto da sorprendere i soliti ritardatari e quanti si sono intrattenuti all’esterno per fumare. Il concerto inizia tra le urla generali con “I Got” per continuare con tutte le canzoni del loro omonimo primo disco, da “Guns Out” a “Strings”, senza dimenticare “St. Walker” e “Apartment”, mentre “Shake My Hand” è l’unica canzone dei vecchi The Jakes che viene portata sul palco.

Come anticipato in conferenza stampa, non ci sono cover però i giganti californiani presentano al pubblico ben tre canzoni inedite, che sembrano essere bene accolte. Le canzoni fanno pensare che il nuovo disco non si discosterà troppo dal primo ma avrà un sound più aggressivo allontanandosi dalle influenze dei Coldplay.

Il pubblico partecipa al concerto battendo le mani, ballando e accompagnando Sameer con la voce sugli “Oooo” delle canzoni, i più preparati tentano di canticchiare qualche parola ma l’inglese rende impossibile formare un coro. Poi, però, attacca “Cough Syrup” e il pubblico, inglesizzato in un sol colpo, inizia a cantare strappando un sorriso sorpreso a Sameer che divide volentieri uno dei due microfoni con i presenti per poi ringraziare evidentemente emozionato alla fine della canzone.

Il ghiaccio ora è rotto e il pubblico continua a cantare galvanizzato dall’energia che la band sprigiona sul palco dove i cinque ventiduenni californiani danno prova di saper fare musica alla vecchia maniera, a differenza di molte band del mainstream statunitense, senza troppi fronzoli che fanno solo scena e poco hanno a che fare con la musica.

Quando gli Young The Giant lasciano il palco dopo circa un’ora di concerto, compreso i bis, il pubblico è un po’ perplesso. In effetti qualche pezzo in più avrebbero potuto farlo, ma se l’importante è il cosiddetto “quality time”, quello non è mancato.

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