Home > Rubriche > Eventi > Giovani talenti all’ambasciata più bella del mondo

Giovani talenti all’ambasciata più bella del mondo

Lo scorso martedì 7 maggio, nello splendido Palazzo Farnese a Roma ha avuto luogo un concerto di musica classica, voluto e organizzato da Alain Le Roy (ambasciatore di Francia in Italia), Eric Tallon (Consigliere culturale e Direttore dell’Institut Français Italia) e Bruno Cagli (Presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia) tenuto dalla JuniOrchestra, l’orchestra dei ragazzi dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, prima realtà del genere nell’ambito delle fondazioni lirico-sinfoniche italiane fondata nel 2006 proprio da Cagli e per l’occasione diretta da Rodolfo Bonucci (anche violino solista) e accompagnata da Maria Di Giulio (arpa solista).

È bastato immaginare per un attimo la possibilità di ascoltare famosi brani di musica classica nella cornice dell’ambasciata di Francia a Roma affinché persino una profana del genere come me decidesse di mandare all’aria un paio di progetti pur di non perdere l’occasione. Ovviamente, ne è valsa la pena!

Il pubblico variegato (familiari dei giovani musicisti, addetti ai lavori, esponenti del mondo diplomatico) attendeva rilassato in fila fuori del portone di Palazzo Farnese ancora qualche minuto prima delle 20, chiacchierando e guardandosi attorno… Roma ha una luce e un fascino ineguagliabili nelle serate di maggio.

Al momento di entrare rimango a contemplare l’ingresso al cortile, con le sue colonne antiche, gli archi e l’atmosfera ricca di eleganza rinascimentale, e anche dopo i necessari controlli, salendo le scale verso la sala al primo piano dove avrebbe avuto luogo il concerto, mi fermo ad apprezzare l’ampia scalinata… talmente tanto da intralciare il percorso di un tipo distinto che procedeva con autorevole falcata, due immensi gradini alla volta.

Giunti a destinazione prendiamo posto, nel giro di un quarto d’ora la sala è gremita e tra gli applausi entrano i 70 musicisti, giovani e giovanissimi, sorridenti ed emozionati. Segue un discorso di benvenuto dell’ambasciatore (“Angelica, è il signore che c’ha tagliato la strada poco fa sulle scale”), che introduce brevemente la rassegna di cui la serata fa parte: si tratta del festival “Suona Francese“, giunto alla sua sesta edizione e consistente in 140 eventi che nell’arco di tre mesi promuovono la cultura d’oltralpe su tutto il territorio italiano.

Dopo di lui prende la parola il critico musicale Bruno Cagli, che con grande orgoglio spiega come la scelta di far esibire 70 ragazzi sia dovuta alla volontà di replicare la formazione originaria della storica Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, antica quasi quanto il Palazzo che ci ha ospitati, quello che Cagli definisce “l’ambasciata più bella del mondo”.

In effetti la sensazione è quella di trovarsi in un luogo di rara bellezza, mentre gli abilissimi musicisti infondono nuova vita a pezzi musicali conosciuti e senza tempo. Il repertorio infatti includeva la “Ciaccona” di Vitali, un susseguirsi in crescendo di variazioni su un tema scandito ostinatamente dal basso; “Après Un Reve” di Fauré, breve e intenso brano eseguito con un incredibile pathos che comunica tutta la passione della canzone; la celeberrima “Aria dalla Suite in Re Maggiore” di Bach un brano così spesso utilizzato nei contesti più vari che riacquista un’unicità e una purezza splendide quando ascoltato dal vivo, con le sue ampie proporzioni e il ritmo robusto e rotondo, un momento commovente per alcuni; “Eine Kleine Nachtmusik: Allegro” di Mozart, forse un pezzo tra i più noti della musica classica, coinvolgente, immancabilmente perfetto, egregiamente riproposto dalla JuniOrchestra.

[PAGEBREAK]

Ancora, l’Intermezzo della “Cavalleria Rusticana” di Mascagni è stato un momento sublime: nonostante non fossimo in una grande sala da concerto, e l’orchestra forse meno numerosa di quelle che normalmente eseguono questo brano sulla scena internazionale, la performance di questi artisti è stata in grado di infondere tutta la vibrante commozione che l’opera sa suscitare; dunque la “Danse Sacrée Et Prophane” di Debussy, in cui gli archi fanno da sottofondo al brillante pizzicato dell’arpa, che proprio in questo tra tutti i brani dedicati nella musica classica trova una delle migliori partiture; a seguire il Preludio del Primo Atto della “Carmen” di Bizet, il pezzo forte dell’orchestra, tanto da essere scelto per il bis. Qui infatti i giovani musicisti hanno sprigionato tutto il vigore necessario, colorando di passione l’esecuzione, rendendola allegra e trascinante; ed infine “St. Paul’s Suite: Finale (The Dargason)” di Holst: dopo tanti mostri sacri del panorama classico, la scelta di concludere con questo pezzo che risulta forse meno maestoso e più divertente, scanzonato e rinfrescante direi (fa pensare a colonne sonore fantasy, e in effetti Hans Zimmer per il suo lavoro in Pirati Dei Caraibi pare abbia attinto proprio da qui), quasi a ricordare che in fondo sono ragazzi quelli che hanno suonato finora, perché è facile dimenticare la loro età quando si chiude gli occhi e ci si limita ad ascoltare.

Questi precoci fenomeni sono già dei veterani, a modo loro, e non si può far a meno di abbracciare la conclusione di ogni pezzo con un applauso, che loro incontrano con sguardi di grata soddisfazione.

Un’esperienza difficile da dimenticare, dunque, questa serata di Classica grandiosa, una bellezza senza tempo che risuonava tra le pareti bianche di una sala dai soffitti altissimi, rimbalzava sugli arazzi e scivolava fuori, verso la piazza, mentre dalle finestre vedevamo il crepuscolo farsi strada tingendo della sua luce obliqua i palazzi e poi spegnersi nel buio. Questi piccoli grandi musicisti sanno comprendere e far vivere la magia di un genere che troppo spesso si ritiene appannaggio del passato, o di una élite intellettuale e sofisticata, quando invece loro per primi sono giovani come tutti gli altri, ci ridono su e sicuramente anche loro come noi subiscono il fascino dei Bastille o di PSY o Chiara….

Scroll To Top