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  • Giovanni Dal Monte: Visible Music For Unheard Visions

    SonicaBotanica / none

    Data di uscita: 14-07-2015

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Tra i tanti gironi di cui è composto l’universo musicale, Giovanni Dal Monte appartiene sicuramente a quello dei “Dimenticati” (o degli “Ignorati”, che dir si voglia). Musicista, compositore, artista, videomaker e segugio di prim’ordine nel panorama della musica elettronica. In Italia, ovviamente, si preferisce parlare di Suor Cristina , Arisa seduta sul WC e di tante altre “star” che ormai con la musica c’entrano ben poco. Del resto, “abbiamo il mondo che ci meritiamo”, per citare il buon vecchio Colin Farrell.

Chiusa questa introduzione polemica forse dettata dal caldo dell’anticiclone Flegetonte (eh sì, si chiama così), parliamo di “Visible Music For Unheard Visions”, nuovo album di questo artista nato ad Imola, ma che comunica (giustamente) in inglese.

La prima impressione è  l’amalgama di stili e influenze contenuti in esso. C’è tutto, ma proprio tutto.

“Cafe Richmond” apre le danze (anche se qui, da danzare, c’è ben poco) con un’atmosfera dark-ambient, che comunica tensione e insicurezza. Il pezzo segue un andamento ciclico, nonostante il tema centrale si ripeta ad intervalli irregolari. Un’equazione matematica senza soluzione.

“Waves That Never Will Be Heard” ha un piglio -se vogliamo- opposto al precedente. Nostalgico e retrò, è costituito da samples di Modest Petrovic Mussorgsky, pianista dell’ottocento vissuto in quella Russia zarista che vomitava arte e genialità. Più o meno a metà arrivano anche i cori: inquietanti.

“Tremor 1″ e “Tremor 2″ rappresentano forse la parte più ordinaria (o meno particolare) del lotto. Tornano i bpm, le percussioni e i bassi. Si percepiscono somiglianze con altri artisti “da consolle” contemporanei.

La perla che vale l’intero album  è “Shadows That Never Will Be Seen”, se non altro per le peculiarità proprie di una”soundtrack” fatta con i fiocchi. Ho pensato subito a John Williams (e a Star Wars), almeno fino all’arrivo della voce lirica (la quale si distorce nel corso del pezzo, imboccando strade imprevedibili).

Con la bonus track “Let’s Go Minimal” si chiude un disco particolarmente atipico nel panorama elettronico (e non solo) italiano. Passato e presente  vanno a nozze su uno sfondo cyberpunk, ma intriso di romanticismo. Lorenzo Dal Monte si dimostra un artista eclettico, in grado di giocare con la propria musica con intelligenza e buon gusto. Consigliato a tutti.

Pro

Contro

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