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Giovannino Guareschi: Rinascita di un autore mai morto

Quaranta anni fa l’Unità parlò di morte di uno scrittore mai nato.
Si trattava di Giovannino Guareschi, e la descrizione era certamente fuorviante.
Perché se è vero che resta legato indissolubilmente ai suoi personaggi, che ne hanno forse offuscato il nome, generare caratteri e storie che superano i tempi ed entrano nell’immaginario è destino dei Grandissimi – come sottolinea lo studioso Guido Conti.
Conosciuto presso il grande pubblico perlopiù grazie all’indimenticabile saga letteraria di Don Camillo, poi portata al cinema da Julien Duvivier, Guareschi è stato prima di tutto uno dei più grandi scrutatori dell’Italia dei tempi, della contemporaneità, in bilico tra un talento trasversale e una singolare capacità di leggere tra le righe di un’evoluzione nazionale che dalla specificità territoriale si espandeva dilagante fino a penetrare nel costume universale del vivere tricolore.

Oggi l’autore, in occasione del centenario della sua nascita, viene omaggiato con una mostra e una pubblicazione realizzate grazie alla collaborazione della Cineteca di Bologna, sempre più determinante nella riscoperta del grande cinema del passato, con la casa editrice MUP, l’Archivio Guareschi e la Carisbo, con il fondamentale patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. “Le burrascose avventure di Giovannino Guareschi nel mondo del cinema”, questo il titolo della mostra, che si aprirà il 24 Giugno presso la Sala Espositiva della Cineteca di Bologna, per aver termine il 19 Ottobre. Un evento che sarà peraltro accompagnato da una speciale retrospettiva, prevista all’interno del cartellone del festival bolognese “Il Cinema Ritrovato 2008″, che offrirà tra l’altro la proiezione di due film poco noti, ma molto importanti, come “Gente Così” e “Vogliamoci Bene”, legati all’autore.

Imponente lo sforzo di ricerca, come testimonia l’ampio catalogo della mostra, per far fronte ad una trama di relazioni, quelle tra Guareschi e il cinema, di forte complessità – come fa notare il Direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli – fatta di idee, sceneggiature, proposte che non si estinguono con il solo personaggio di Don Camillo, ma si estendono su un panorama ben più vasto, come nel caso del film “La Rabbia”, di cui Guareschi fu uno dei registi, in un rapporto di amore/odio con la settima arte – con l’arte dei cinematografari, come li definiva sarcasticamente lo stesso Giovannino.
[PAGEBREAK] Nel quadro che emerge, sono molti i motivi di interesse e curiosità, anche per le generazioni più giovani che hanno giocoforza una conoscenza solo superficiale dell’autore, a cominciare dalla citata abilità nel leggere lo spirito dei tempi, su cui in conferenza stampa ha incentrato l’attenzione il critico Tatti Sanguineti, uno dei realizzatori dell’opera: “Guareschi è un cineasta originale, che sa intercettare perfettamente le caratteristiche sommerse della società italiana delineandone le personalità più particolari, i personaggi tradizionali, mescolando forme diverse di creatività e comprendendo brillantemente come il cinema dovesse spostarsi da Lumiere verso Melies, cercando così di sorprendere, stregare”.
E non è quindi un caso il forte retrogusto utopistico di molte delle sue descrizioni sociali, uno di quei tratti che secondo Gian Luca Farinelli regalano il carattere dell’eternità alla sua opera.

Dall’altro lato, invece, è grande la mole di riferimenti e interconnessioni tra cinema e letteratura, due universi che in Guareschi, come nell’amico e conterraneo Zavattini, trovano punti di contatto che moltiplicano le prospettive tanto sull’uno quanto sull’altra.
“Impossibile comprendere il cinema di un’epoca senza conoscerne la letteratura”, ci ricorda Conti, che poi porta a galla il rapporto con l’editoria e con il lavoro di vignettista: “Quando ad esempio Zavattini lascia l’editoria milanese, porta con sé il bagaglio letterario, specie quello dell’editoria umoristica. E molto del cinema di quegli anni, è un cinema che nasce dall’immagine cartacea. È un cinema disegnato, come quello di Fellini.”. E le chiavi di lettura dell’opera di Guareschi si moltiplicano, attraverso la rievocazione del contesto storico, riportandoci la figura di un autore importantissimo nell’aver individuato proprio nell’editoria i germi di un’innovazione che avrebbe poi sgomberato il campo alla grande rivoluzione dei media.

In mostra, poi, molto materiale d’archivio riguardante i film di Don Camillo, da rare foto di scena a documenti che testimoniano un lavoro complesso e a tratti sorprendente – dall’iniziale contatto con Spencer Tracy e il regista Frank Capra alla corrispondenza tra il produttore P. Amato e il Vaticano, volta a ottenere consigli su come affrontare i nodi spinosi di un film che, ricordiamolo, in piena Guerra Fredda offriva una figura riabilitante del sindaco comunista e giungeva addirittura a far parlare Dio – parte saliente di una vita realmente romanzesca, tra intuizioni, strali verso il malcostume e anni di prigionia durante le fasi finali della Seconda Guerra Mondiale.

I motivi d’interesse, quindi, sono davvero molti, perché Guareschi è un personaggio di tratti sofisticati e sfaccettature forse dimenticate con il tempo, ma ben degne d’essere riscoperte. E poi, come ci ricordano Conti e Sanguineti, Guareschi ci racconta l’Italia anticipandoci questioni come l’inquinamento, la distribuzione del reddito, la violenza sul paesaggio e la speculazione edilizia. Ancora prima di Pasolini, insegnandoci peraltro come si diventa uno scrittore internazionale, facendo propria la legge di Chechov: ovvero scrivere del mercato sotto casa, della piccola realtà umana che ci è propria e ci aiuta a decifrare il mondo.
Per questo, quindi, per decifrare il mondo, è senza dubbio utile tornare a conoscere un grande narratore come Guareschi.

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