Home > Rubriche > Music Industry > Giù le mani dalla rete!

Giù le mani dalla rete!

Stato di allarme rosso, per il popolo della rete!

In tempo reale, la scorsa settimana vi avevamo informato sull’approvazione, da parte del parlamento francese, della legge antipirateria, battezzata anche “Proposta Sarkozy” o “legge dei tre colpi”. Per non dilungarci in questa sede, vi rinviamo vivamente a quanto già da noi scritto in tale occasione.

Ebbene: si mormora – notizie apprese dalla rete e dai media – che il ministro Bondi avrebbe siglato un accordo con il ministro francese della Cultura, Christine Albanel, per una strategia comune in materia antipirateria. Ovviamente, se così fosse, la paura principale è che venga esteso anche al nostro Paese il sistema Sarkozy.

Il parlamentare On Roberto Cassinelli, da sempre si batte per la tutela dei diritti del popolo della rete. Anche questa volta non si è tirato indietro ed ha subito deprecato la possibile adozione, da parte del nostro Parlamento, di una norma così repressiva.

In esclusiva, lo abbiamo raggiunto ed intervistato!
Quanto segue vuol essere, dunque, un punto di partenza per una definitiva presa di coscienza, informata, sui problemi giuridici e pratici derivanti dalle norme Sarkozy.

Onorevole Cassinelli. Quanto sono fondate le voci sul possibile recepimento della proposta Sarkozy anche in Italia? Sappiamo infatti che, proprio per chiarire questo punto, ha proposto un’interrogazione parlamentare.
Esatto. Non appena ho letto le notizie secondo cui il Ministro Bondi avrebbe intenzione di adottare in Italia il cosiddetto sistema “a risposta graduale”, gli ho inoltrato una interrogazione parlamentare per chiedere se ciò corrisponda al vero, e per sottolineare come tale sistema sia anticostituzionale e lesivo di diritti garantiti dalle nostre leggi, oltreché contrastante con alcune decisioni prese a livello comunitario. Proprio il giorno dopo la presentazione della mia interrogazione, però, l’Assemblea nazionale francese non ha ratificato la legge antipirateria: ciò mi sembra molto positivo.

Se l’Italia adottasse una legge come quella francese nata dalla proposta Sarkozy, andrebbe incontro a difficoltà di ordine materiale e, soprattutto, di ordine squisitamente giuridico.
Le vogliamo elencare?

Dal punto di vista giuridico, più che di difficoltà si tratterebbe di anomalie. Ad esempio, il testo francese prevede che sia possibile “staccare” la linea internet di un utente per decisione di un’autorità amministrativa e non dell’autorità giudiziaria. Poi, per sapere cosa gli utenti scaricano dalla rete è necessario mettere in atto un monitoraggio molto rigoroso: una sorta di grande fratello orwelliano, in spregio ad ogni normativa a tutela della privacy. E ricordiamo che, nel marzo 2008, il Garante ha emesso un’ordinanza secondo cui i privati non possono controllare il traffico internet dei cittadini: in questo caso non si tratterebbe di privati, ma di un’autorità pubblica; tuttavia è comunque ragionevole fare un parallelo.

Cominciamo dalle problematiche per così dire tecniche.
Come ho scritto sul mio blog, non credo che l’identificazione degli utenti tramite il loro indirizzo IP sia un criterio efficace, per varie ragioni.
Anzitutto, perché vi sono provider che forniscono indirizzi dinamici, che quindi cambiano ad ogni connessione.
Poi, perché è stato dimostrato quanto sia facile violare una connessione altrui e presentarsi in rete con un indirizzo IP non proprio.
Infine, perché vi sono sistemi quasi elementari per mascherare il proprio indirizzo IP.
Insomma, mi pare un criterio che darebbe ai più scaltri l’occasione per sbizzarrirsi, a discapito di coloro che hanno meno abilità con le nuove tecnologie.
Un altro tecnicismo che non comprendo è quello delle tre fasi previste dal sistema a risposta graduale: viene inviata una e-mail all’utente “beccato” a scaricare. In caso di nessun riscontro, si invia una raccomandata; se l’utente persevera nella propria attività, gli si stacca la linea per un periodo da un mese ad un anno.
Non è ben chiaro, però, come si possa trovare l’indirizzo e-mail dell’utente sulla base del suo indirizzo IP: non sempre ad ogni IP corrisponde un account di posta elettronica.
Credo, poi, che molti problemi potrebbero crearsi in ambito aziendale: le grandi compagnie dovrebbero tenere sotto controllo tutti i propri lavoratori, per evitare di vedersi tranciare le linee a causa di un solo PC che ha scaricato musica illegalmente. Sì, la normativa francese consentirebbe anche questo!
[PAGEBREAK] Quali costi comporterebbe, per il nostro Stato, predisporre un apparato amministrativo di controllo di tutto il traffico internet, secondo quanto previsto dalla legge Sarkozy?
Non sono in grado di fare una previsione simile. Alcuni esperti, però, hanno calcolato che in Francia il costo per l’attuazione delle disposizioni antipirateria si aggirerebbe intorno ai 70 milioni di euro. Una gran bella cifra!

E di certo, abbiamo esigenze più impellenti, in questo momento, vero?
Assolutamente. Al di là della crisi economica e delle recenti calamità, che sono fatti di straordinaria rilevanza, credo che andrebbero investite ingenti risorse in infrastrutture, per portare la banda larga anche nei piccoli paesi e per realizzare una rete Wi-Fi nazionale.

Si paventa inoltre che il controllo sul traffico in entrate ed uscita possa contribuire a ledere la privacy degli utenti. Chi controllerà i controllori? Nascerebbe quindi un’ulteriore Authority di controllo: un controllo sul controllo. Ulteriori spese…
Potrebbe forse occuparsene il Garante della privacy. Ma, dal momento che quelle secondo cui l’Italia avrebbe intenzione di adottare una normativa di questo tipo sono solo rivelazioni giornalistiche, che peraltro credo (e mi auguro) vengano smentite dal Ministro, mi pare quantomeno prematuro ragionare così nel dettaglio.

Il controllo, peraltro, non può essere “nominativo”, ma viene effettuato sulla “macchina”, attraverso l’indirizzo IP. Ebbene, come si potrà comminare una pena ad una persona, senza la certezza di chi abbia materialmente commesso l’infrazione (per es.: un padre di famiglia è intestatario della connessione, ma poi di fatto la stessa viene utilizzata da tutti i componenti il nucleo)? È un po’ il problema che si è posto con l’art. 126-bis del codice della strada, relativamente ai punti della patente, che la Corte Costituzionale ha dovuto annullare.
Non c’è il rischio di creare una forma di responsabilità “oggettiva”, in una materia (quella penale e/o amministrativa) che invece deve seguire il principio della responsabilità personale?

La circostanza è ancora più complessa, perché il controllo non è sulla macchina, ma sulla linea: ci sono magari studi professionali dotati di una rete di 10-15 postazioni dotate di accesso ad internet, che si presentano con un unico indirizzo IP pubblico. Insomma, è un sistema farraginoso tanto tecnicamente quanto giuridicamente, che ritengo non sarebbe neppure applicabile nel nostro Paese.

Andiamo invece agli aspetti più giuridici della faccenda. Una legge sul modello di quella francese violerebbe, a nostro parere, una serie di principi invalicabili della Costituzione.
Tanto per citarne alcuni, ci viene in mente la violazione del principio di presunzione di innocenza, in forza del quale nessuno può essere condannato (e tanto meno vedere il proprio nome pubblicato su internet, in una black list), senza un giudizio ordinario, con un giudice terzo, naturale e precostituito. Ci viene in mente ancora la violazione della privacy.
Lei però ne conoscerà molti altri.

Questi sono quelli più lampanti, che saltano agli occhi immediatamente. Ve ne sono poi altri forse più sottili: penso, ad esempio, all’articolo 15 della Costituzione, secondo cui “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzia stabilite dalla legge“. Non è forse internet una forma di comunicazione?

In Italia lo stesso Ufficiale Giudiziario ha grosse difficoltà a notificare gli atti. Spesso i processi vengono rinviati per semplici difetti di notifica. Cosa avverrà se un utente riuscirà a dimostrare (prova tutt’altro che difficile) di non aver ricevuto i cosiddetti avvertimenti? Potrà fare causa all’Amministrazione che gli ha chiuso la connessione illegittimamente? Ulteriori cause, ulteriori condanne alle spese…?
Con un testo come quello francese, certamente vi sarebbero organizzazioni di consumatori in subbuglio, pioggia di e-mail e fax di protesta, ricorsi su ricorsi. Ma, lo ripeto, quel testo, alla fine, non è stato approvato neppure dal Parlamento francese, e credo che difficilmente verrà adottato in Italia.

Ci spiega cos’è, con precisione, l’emendamento 138, votato dal Parlamento Europeo?
È un emendamento che ha avuto una vita molto travagliata. Fu inserito, nel settembre 2008, nel pacchetto Telecom su proposta di un europarlamentare francese e fu approvato ad enorme maggioranza. La Commissione poi diede parere contrario e l’emendamento fu dapprima ritirato, poi reintrodotto in una versione ammorbidita. Il contenuto iniziale, sostanzialmente, era il seguente: “Non si possono limitare i diritti dei cittadini se non con atto motivato dell’autorità giudiziaria“. Proprio il contrario di quanto avrebbe previsto il testo, non approvato, proposto dal Ministro della cultura di Sarkozy.
[PAGEBREAK] Non vi sono dunque pericoli che, una volta adottata la legge, venga dichiarata incostituzionale o contraria alle disposizioni comunitarie (e, segnatamente, all’art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea sulla libertà di espressione ed informazione)?
Mi pare difficile che il Parlamento italiano possa votare una legge simile e che il Presidente della Repubblica possa firmarla. Ma se ciò dovesse malauguratamente avvenire, si aprirebbero varie possibilità: quella dell’incostituzionalità mi pare la più probabile.

La lotta alla pirateria, oltre ad essere eticamente sbagliata, è anche materialmente impossibile. Allora, quali sono le soluzioni alternative per contemperare la c.d. libera circolazione della cultura con la tutela degli Autori?
Non credo che la lotta alla pirateria sia di per sé eticamente sbagliata. Credo che sia eticamente sbagliato il modo con cui alcuni la stanno portando avanti: ledendo i diritti altrui. Io penso che la pirateria sarebbe sconfitta se venisse approvata una riforma del diritto d’autore al passo coi tempi: bisogna riconoscere che l’avvento di internet ha modificato la forma di diffusione e fruizione dei contenuti. È su queste basi che va plasmata la nuova normativa.

Non siamo di certo i primi che hanno avuto la seguente idea. La soluzione alternativa alle ganasce è tanto semplice quanto immediata: una tassa a forfait, una sorta di canone RAI, da pagarsi al provider con cui l’utente ha stipulato il contratto di connessione ad internet, e da destinarsi alle società di tutela degli Autori.
Che ne pensa?
Penso che in Italia ci siano già troppe tasse. Aggiungerne un’altra sarebbe solo deleterio. Bisogna conciliare i diritti di autori ed editori con quelli degli utenti, non porre sulla schiena di questi ultimi nuovi, inutili costi: sarebbe solo un modo per disincentivare i cittadini ad aggiornarsi e renderebbe l’Italia un Paese arretrato.

Non crede che vietare il download comporterebbe una crisi su altri settori dell’economia di consumo come le connessioni iperveloci, Hard Disk esterni (oggi sempre più capienti, non certo per contenere margherite e geranei), iPod e lettori MP3? Che intendono fare le aziende che vendono questi prodotti? Perché in Italia fa sempre più rumore chi è “contro”, piuttosto che chi è “a favore”?
È un effetto su cui bisogna ragionare. Ma personalmente non credo che la soluzione di “vietare il download” sia quella corretta. Al contrario, ritengo che si debba mettere gli utenti nella condizione di poter scaricare la propria musica preferita senza commettere reato. E anche questo è un aspetto da inserire nella riforma del diritto d’autore. Ho molte idee al riguardo, da mesi sto lavorando con alcuni eccellenti esperti del settore. Spero di poter presto dare agli amici lettori del mio blog qualche buona notizia in merito.

Ringraziamo l’onorevole che ci ha concesso l’onore di ospitarlo tra le nostre pagine. La sua presenza è servita peraltro a tranquillizzare un po’ tutti.
Alle volte, basta essere solo correttamente informati…! Anche questo è essere
one louder…!”

Scroll To Top