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  • Giuliano Dottori: Temporali E Rivoluzioni

    Giuliano Dottori

    Data di uscita: 06-11-2009

    Loudvision:
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Solo pioggia e niente rivoluzione

La scena indie italiana ha due facce: una probabilmente fin troppo nota per posizionarsi in questa categoria, l’altra ben nascosta tra i club dell’intera penisola. Insomma, qualcuno va a finire sulle copertine dei magazine, altri si nutrono del passaparola degli appassionati di musica. Giuliano Dottori appartiene a questa seconda schiera.

Due anni fa il suo esordio con “Lucida” era stato ben accolto da pubblico e critica, in molti hanno puntato i riflettori sul musicista nato a Montreal sperando in quel percorso da indipendente che punta sulla qualità. I più hanno scommesso sulla poesia, su quell’aria da giovane bohémien che pare conquistare facilmente i romanticoni. Qualcosa, però, non aveva convinto fino in fondo. Due anni fa si sperava nel secondo album.

Ora il secondo fatidico disco è arrivato. Registrato alle Officine Meccaniche, si intitola “Temporali E Rivoluzioni” e contiene dieci morbide ballate. Forse troppo morbide, perché fino all’ultimo brano si ha la sensazione di non decollare. Introspettivo come un ragazzino che gioca a fare il cantautore, Dottori pare mancare di quell’aura fascinosa che illumina i cantautori veri sul palco, e su disco. Perché probabilmente è vero che per raccontare di un universo bisogna contenerne cento nella testa e altrettanti nel cuore. “Chiudi L’Emergenza Nello Specchio”, primo singolo dell’album, si sofferma su un cantato lento e trascinato accompagnato da una musica che non cambia mai tono. Va tutto decisamente meglio in brani come “Tenersi Stretto Un Ricordo”, in cui un’impronta vagamente folk fa da sfondo alla voce.

Ma in “Temporali E Rivoluzioni” non si cantano storie, né si entra troppo bene nell’universo intimo dell’artista. Si sta a mezz’aria, e Dottori pare dirci che – in fondo – non ha ancora deciso cosa fare da grande.

Certi cantautori sembrano restare vittime delle loro stesse trame. E così si finisce per diventare nostalgici e melanconici, con le chitarre a riposo e i testi che sembrano somigliarsi un po’ tutti. Giuliano Dottori dev’essere inciampato in questa trappola e il suo nuovo album non soddisfa l’attesa. Conserviamo la fiducia?

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