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La Metralli: il (giusto) peso delle parole

Intervistare qualcuno, è sempre frutto di un compromesso, o meglio, di una preziosa alchimia fra parole e silenzi.
Soprattutto se si tratta di un’intervista scritta o telefonica, dove non c’è la possibilità di vedere, “vis à vis”, le reazioni dell’intervistato. Ognuna è un piccolo mondo a sé stante, puoi prevedere come andrà, ma c’è sempre un elemento di incertezza che può far naufragare tutto da un momento all’altro, oppure…
Oppure no. Questo piccolo “fattore imprevisto” può trasformarsi in un punto di forza e rendere un’intervista, qualcosa di molto più… intimo, speciale. Una chiacchierata a due voci, un modo per aprire le porte, non solo al personaggio, ma alla persona che stai sentendo e di cui scriverai.
È proprio questo che la chiacchierata con Meike, splendida voce del collettivo “La Metralli”, mi ha lasciato. Un contatto intimo, umano.
Qualcosa che sempre più spesso ci lasciamo sfuggire, nella fretta e nell’ansia della vita: l’umanità di ristabilire il giusto peso delle cose, nelle parole e nei gesti.

Ciao Meike, benvenuta su Loudvision! Per cominciare, mi piacerebbe chiederti com’è stato il tuo primo approccio – se te lo ricordi – con il mondo della Musica?
Ciao Laura, il piacere è tutto mio. Beh, ho iniziato a suonare da piccola, facevo chitarra classica, poi ho abbandonato “momentaneamente” la musica, per dedicarmi al teatro… ed è stato proprio lì che ho riscoperto il mio amore con la musica, grazie ad un’insegnate di canto tedesca che mi ha aiutato a lavorare sulla voce. Da lì è partita tutta la mia ricerca musicale, che ho vissuto come un processo continuo. Poi sì, mi hanno sempre affascinato “artisti completi”, che compivano proprio questa ricerca continua nel mondo della musica, penso a John Cage o a Demetrio Stratos…

Sbaglio o anche il tuo nome è tedesco? Una delle peculiarità del tuo timbro vocale che più mi ha colpita è stato l’uso della voce quasi fosse uno strumento musicale.
(ride n.d.r) No, no, non sbagli. Sì, non ti nascondo che mi piace molto imitare gli strumenti a fiato, ci sono dei pezzi dove questo emerge in maniera più forte. Anche la stessa “Levante” è un’apertura molto forte perché è affidata totalmente alla voce.

Beh sì, “Levante” è spiazzante ad un primo ascolto, è breve, ma molto intensa ed inaspettata. Sei travolto dalle parole. Mi viene spontaneo chiederti, nasce prima il testo o la melodia in un vostro pezzo?
Guarda, è molto soggettivo, solitamente sono io che scrivo (anche se è capitato che altri membri de La Metralli abbiano scritto dei pezzi e ovviamente loro scelgono se prima occuparsi di un testo o di una melodia), quindi direi che parto quasi sempre dal testo e poi ci costruiamo il resto attorno. Anche perché mi piace pensare che una canzone sia una specie di contenitore di cose, una stanza dove incanalare i propri influssi, le proprie ispirazioni.

Come mai la scelta di cantare in italiano?
La lingua italiana è molto disponibile ai temi che trattiamo e all’idea di melodia stessa, però d’altra parte è una lingua molto complessa: scrivere in italiano non è per nulla facile, è molto completo linguisticamente, ci sono parole che descrivono alla perfezione umori, sfumature, ma al tempo stesso ho la sensazione di trovarmi con un meraviglioso bagaglio a disposizione e poterne utilizzare soltanto una minima parte, perché una grossa fetta – diciamo un 80% – rimane giocoforza fuori. Quindi mi sembra sempre di usare o di dire troppo poco. Ecco spiegata la scelta della costruzione particolare per le nostre canzoni, che rendono più sensazioni che frasi con una costruzione e una sintassi perfetta. Penso a “E piovevo”, uno degli esempi più immediati: in italiano è una frase sbagliata, è considerata errore, ma all’interno della canzone omonima è perfetta e “rende” totalmente quello che volevo trasmettere.

Una scelta che si avvicina al surrealismo alle avanguardie artistiche.
Sì, abbiamo voluto avvicinarci al campo della visione, dell’immaginifico, quello che viene trattato dal Surrealismo. Tant’è che quando ci chiedono una definizione per quello che facciamo, non sappiamo mai cosa rispondere… col tempo abbiamo coniato la denominazione di musica “avantique” che un po’ si avvicina a quello che vorremmo trasmettere, ossia una fusione fra antico e moderno.

Torno ancora su “Piovevo”, brano per cui avete raggiunto la fama, vincendo l’ambitissimo Premio Ciampi. Ti va di raccontarmi un po’ com’è stata questa esperienza e cosa ha significato per voi? Anche il video del pezzo è molto particolare…
È stata un’emozione grandissima! Avevamo già partecipato a diversi concorsi quell’anno, non ci aspettavamo sinceramente di vincere… di essere reputati così “vicini” a Piero Ciampi! (ride n.d.r.) Fra l’altro noi abbiamo fatto una cover del suo brano “Tra I Lupi”, non so se lo sapevi. Comunque, per quanto riguarda il video di “Piovevo”, è stato molto divertente girarlo, è totalmente realizzato in presa diretta, (una cosa che ha stupito molti… ebbene sì, è in presa diretta!) all’interno di un laboratorio di ceramica di Bologna. L’acustica era ottima, il posto molto spazioso e allo stesso tempo intimo, ci piaceva il fatto che fosse pieno di polvere, che fosse così brullo e allo stesso tempo “nostro”.

A proposito di polvere.. dove avete raccolto “qualche grammo di gravità”? Come mai la scelta è ricaduta su un titolo tanto particolare e intimo?
Perché volevamo farvi fare fatica a ripeterlo! (ride n.d.r) A parte gli scherzi, ero indecisa fra due titoli, questo, e “Senza Formula” (penultimo brano del disco n.d.r.), alla fine è prevalso “Qualche Grammo Di Gravità”, proprio per questo “inciampare” nelle parole, per questo suo rendersi “sentito”, non solo oralmente, ma anche emotivamente. Ci vuole resposabilità, è necessario conoscere il peso delle parole e delle cose. “Qualche Grammo Di Gravità” è un titolo che vuole responsabilizzare su queste tematiche, ma allo stesso tempo è un modo per aggrapparsi alla propria importanza, per ribadire la forza e il valore della propria singolarità. È necessario cogliere questi “grammi di gravità” nel corso della vita.

Fra i vostri testi si risentiva questo bisogno di “dare il giusto peso alle cose”. Ma c’era un altro elemento che si faceva strada, in maniera densa e sottile: il vento. È un caso oppure no?
Brava, mi fa piacere che tu abbia notato questo fattore. No, non è casuale. Quando abbiamo composto il disco, avevamo molto materiale eterogeneo: oltre a “Levante” e “Ponente” anche “Per Ogni Respiro” e “Meridiés” sono legate per certi versi al vento, o meglio, al respiro. Più che di canzoni, “Qualche Grammo Di Gravità” è composto da luoghi geografici e percorso dal vento, ma anche dal desiderio. Sono due possibili chiavi di lettura del nostro lavoro. Noi forniamo solamente degli strumenti per potersi orientare attraverso il disco, attraverso le tematiche, attraverso le cose. Ci è piaciuto creare un disco-bussola. Che aiuti a perdersi e a ritrovarsi.
A proposito di polvere.. dove avete raccolto “qualche grammo di gravità”? Come mai la scelta è ricaduta su un titolo tanto particolare e intimo?
Perché volevamo farvi fare fatica a ripeterlo! (ride n.d.r) A parte gli scherzi, ero indecisa fra due titoli, questo, e “Senza Formula” (penultimo brano del disco n.d.r.), alla fine è prevalso “Qualche Grammo Di Gravità”, proprio per questo “inciampare” nelle parole, per questo suo rendersi “sentito”, non solo oralmente, ma anche emotivamente. Ci vuole resposabilità, è necessario conoscere il peso delle parole e delle cose. “Qualche Grammo Di Gravità” è un titolo che vuole responsabilizzare su queste tematiche, ma allo stesso tempo è un modo per aggrapparsi alla propria importanza, per ribadire la forza e il valore della propria singolarità. È necessario cogliere questi “grammi di gravità” nel corso della vita.

Fra i vostri testi si risentiva questo bisogno di “dare il giusto peso alle cose”. Ma c’era un altro elemento che si faceva strada, in maniera densa e sottile: il vento. È un caso oppure no?
Brava, mi fa piacere che tu abbia notato questo fattore. No, non è casuale. Quando abbiamo composto il disco, avevamo molto materiale eterogeneo: oltre a “Levante” e “Ponente” anche “Per Ogni Respiro” e “Meridiés” sono legate per certi versi al vento, o meglio, al respiro. Più che di canzoni, “Qualche Grammo Di Gravità” è composto da luoghi geografici e percorso dal vento, ma anche dal desiderio. Sono due possibili chiavi di lettura del nostro lavoro. Noi forniamo solamente degli strumenti per potersi orientare attraverso il disco, attraverso le tematiche, attraverso le cose. Ci è piaciuto creare un disco-bussola. Che aiuti a perdersi e a ritrovarsi.

E se la musica de La Metralli potesse essere visiva ed acquistare un colore, quale sceglieresti?
Penso che i colori scelti per l’artwork rispecchino in pieno i colori dei nostri suoni. Li trovi perfetti! Questo blu/verde acqua che somiglia tanto ad una notte piena di acqua e luce… Una notte atipica e speciale. Una notte magica.

E poi il dorato, il colore (e il calore) della sabbia.
Sì esatto, la fusione fra quelle atmosfere azzurrognole e queste più calde, dorate. La Metralli suona così. Non riuscirei ad immaginarla con un colore fisico diverso. Ringrazio nuovamente la nostra illustratrice Sara Garagnani, per averci saputo cogliere così alla perfezione!

Sfogliando fra le pagine del vostro sito ho trovato questo episodio che non conoscevo, ovvero il fatto che un vostro brano sia stato utilizzato per un telefilm trasmesso dall’emittente americana ABC! Com’è avvenuto questo “contatto”?
Sì, è successo ancora nel 2011, però le ultime repliche sono girate fino a poco tempo fa! (ride n.d.r.) La serie si chiama “Missing” e l’episodio in particolare che vedeva protagonista un nostro pezzo – “Prima Che Il Vento” – riguarda una scena di ballo fra i due protagonisti, Adriano Giannini e Ashley Judd. Ad un certo punto Giannini esclama una cosa tipo “I love this song” e partono le note di “Prima che il vento”. Ricordo che mia madre quando l’ha sentito (la serie è stata trasmessa in Italia anche da Sky n.d.r.) si è emozionata tantissimo e mi ha telefonato tutta orgogliosa!

Immagino! Avete avuto modo di conoscere il panorama musicale estero? Se sì, cosa ne pensate?
All’estero qualcosa per noi de La Metralli si sta muovendo. Abbiamo fatto un’intervista per una radio di Berlino, poi siamo stati, sempre in Germania, a Brema e a Colonia, fino ad approdare persino in Belgio. Sicuramente c’è più disponibilità, c’è un modo diverso di concepire la musica.
Adesso poi – sei forse la prima a cui lo dico – stiamo mettendoci alla prova con una versione in inglese di “Qualche Grammo di Gravità”. Abbiamo trovato una traduttrice che sta dando un’impronta blues-folk ai nostri brani. Ed è interessante vedere le “nostre creature”, i nostri pezzi, ri-arrangiati sotto un’altra veste. È un motivo in più per crescere, è una sorta di corrispondenza fra umanità ed artisticità. Quindi, staremo a vedere cosa succederà e se questo progetto diventerà poi un disco a tutti gli effetti.

E invece come vedi il panorama della musica italiana?
E se questa domanda la girassi a te, Laura?

E se questa domanda la girassimo a voi che leggete?
Io e Meike abbiamo chiuso la nostra lunga e bellissima chiacchierata proprio su una sospensione.
A me piace pensare che non sia una scelta casuale, ma si ricolleghi a quanto detto all’inizio (e a quanto emerso fra queste righe): l’importanza di dosare le parole e di attribuire il giusto peso alle cose.
Sappiamo tutti la condizione dell’industria musicale nostrana, ma è bello che ci siano artisti – come Meike e come La Metralli – che propongono, non un semplice “prodotto commerciale”, ma piccoli manufatti artistici, gioielli cesellati fra le loro anime, pieni zeppi di sensazioni e meraviglia.
La meraviglia e lo stupore generato dalle piccole cose.
Dalla Bellezza della Vita e dal grande Amore che la pervade.

Mi piace pensare che quello de La Metralli, sia un mondo “denso”, con un peso specifico, una capacità di resistenza e di pregnanza, ma allo stesso tempo di leggerezza. Un mondo che profuma di sabbia e di mare. Un mondo che ho sentito “mio” fin dal primo ascolto e che mi è valso, a detta di Meike, il bellissimo soprannome di “metrallesca”.
Concludo proprio prendendo in prestito parole “metrallesche”:

A tutti coloro che hanno cercato
e che stanno cercando
qualche grammo della loro gravità
senza preoccuparsi del vento
o di quanto possa far male a volte
trovare il proprio peso”.

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