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  • Gizmachi: The Imbuin

    Gizmachi

    Data di uscita: 05-10-2005

    Loudvision:
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Nu-Metal e rock’n’roll, monolitici ma ripetitivi

Ecco una delle creature di Shawn Crahan, il Clown degli Slipknot con il vezzo di fare il produttore discografico per la sua Big Orange Clown Records. I Gizmachi sono tutto meno che una ventata di novità, ma sembrano abbastanza motivati al punto da imprimere nel loro lavoro ben prodotto, una decisione e una forza notabili.
La matrice Nu-Metal viene arricchita da sezioni rallentate, con armonie di chitarra che non si concedono troppo alla melodia, ma estendono la ritmica facendo uscire cori anch’essi parchi di feeling melodico, comunque funzionanti per quel chiaroscuro che rende accettabilmente varia la proposta – altrimenti monolitica, urlata, e purtroppo contenuta nella prevedibilità dei pattern. “The Answer” presenta la miscela in modo accattivante, “Wandering Eyes” continua a non rilucere per qualità delle melodie ma per la compattezza tecnica del quintetto. Senza però un feeling forte, la sola potenza del muro del suono rischia di accartocciarsi su sé stessa; “Bloodwine” è un viaggio brutale, con elementi di noise accoppiati alle scream, mentre la ritmica su tempi dispari incede rovesciando sull’ascoltatore scudisciate tracotanti e progressivamente dirompenti. Ma senza un controbilanciamento rimane una furia abbastanza inflazionata lungo tutto il lavoro, che propone troppo poco per troppo a lungo. Solo “Burn” possiede un refrain da anthem per le folle. Considerata la professionalità, il controllo sul proprio songwriting, la dimestichezza che il quintetto ha con il proprio mestiere, c’è da aspettarsi di meglio per il futuro, di più originale. Probabili le scelte del più catchy e commerciale, ovvero del più sperimentale ed ugualmente potente, magari deflagrante con qualche malizia in più ed un sound più malato.

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