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Glasvegas: I fiori di Glasgow

Gli scozzesissimi Glasvegas hanno da poco pubblicato il loro nuovo album, intitolato “Later…When The TV Turns To Static”.
Giovedì 19 settembre il frontman James Allan s’è esibito con il cugino Rab alla Santeria di Milano, in un’occasione intima e raccolta che, tuttavia, ha avuto un impatto non da poco sul pubblico presente.
Il pomeriggio successivo noi eravamo proprio con Rab, chitarrista solista della band, presso gli studi di Radio Lombardia per scambiare due chiacchiere.

Innanzitutto, avete appena fatto uscire il vostro ultimo disco. Dimmi, da dove viene il titolo e perché lo avete scelto?
James stava cercando qualcosa che rappresentasse l’album nella sua interezza, specialmente per quanto riguarda le tematiche affrontate, quali la solitudine, il fatto che qualcosa si fosse spezzato o che comunque non fosse finito per il verso giusto. Quindi “Later…When The TV Turns To Static” fu la primissima canzone a essere scritta per questo LP e rappresentava talmente tanto bene la summa delle dieci tracce che decidemmo di tenerla come titolo.

Quali sono appunto le principali problematiche umane che affrontate nel corso dell’album?
In realtà non eravamo partiti con un tema portante per i brani, eravamo semplicemente noi che volevamo suonare qualcosa di nuovo. Parlare delle nostre esperienze di vita, come persone. Penso sia una semplice raccolta di canzoni partorite in un anno e mezzo, all’incirca. Ci sono tantissimi temi al suo interno, chiunque potrebbe identificarsi in almeno uno di essi.

Che brano o brani hai preferito nel corso della registrazione?

Amo la traccia intitolata “Secret Truth” e adoro anche il brano di chiusura dell’album, “Finished Sympathy”. Posso dire che questi due sono i miei preferiti in assoluto.

Quali sono le differenze pregnanti tra questo disco e il precedente, “Euphoric Heartbreak”? Qual è quella caratteristica per cui puoi discernere l’uno dall’altro senza esitazione?
Volevamo che quest’ultimo fosse un album profondamente umano, se lo si ascolta si ha l’impressione di una band che suona in una stanza, mentre il secondo nostro lavoro è più elettronico e sofisticato, in un certo senso. Inoltre, quando lo registrammo non avevamo un batterista, di conseguenza eravamo io e James che ci prestavamo con le bacchette, e magari si sente che non siamo davvero bravi (ride).
Perciò ci è voluto del tempo, fino a quando abbiamo trovato Jonna, che è una sorta di mortaretto quando si mette a suonare. Così abbiamo avuto la possibilità di dare all’album un sapore di performance live, cosa che “Euphoric Heartbreak” non ha.

A me personalmente è piaciuta molto “If”.

Grazie! (ride)

Cosa puoi dirmi di questo brano?
James stava pensando a un pezzo dei Talking Heads- li conosci?

Eccome!

Stava ascoltando per la precisione “Road To Nowhere”. La suonava con la chitarra e da lì gli è venuta l’ispirazione per la canzone. Le liriche poi vennero da una conversazione con un caro amico di James, Alan McGee, che ha fatto il contratto agli Oasis ed è molto conosciuto come personaggio. Stava avendo dei problemi a quel tempo e James gli disse “Pensa che se non fosse per le cose brutte della vita, non riusciresti ad apprezzare quelle buone”.
Così venne fuori il pezzo. Fu una delle prime canzoni a rientrare nell’album, in realtà; l’avevamo pronta già da quasi due anni.

Ieri avete suonato alla Santeria, qui a Milano. Com’è stato il set acustico, vi piace esibirvi in Italia?
Ne stavamo parlando giusto ieri. In Italia abbiamo fatto bei concerti, davvero. Abbiamo avuto l’occasione tre volte, se non erro, ed è sempre stata una soddisfazione. Roma, per esempio.
Ad ogni modo, ieri non ci aspettavamo che arrivasse molta gente, anzi. Non ci aspettavamo proprio alcuna presenza. Invece il locale era pieno e la gente stava rannicchiata vicino al palco ad ascoltarci, addirittura. Eravamo partiti con l’idea di suonare solo due, massimo tre canzoni, e siamo finiti col continuare a suonare perché l’audience voleva sentirci ancora di più.

Arriva la domanda politica. Allora, voi siete scozzesi e di recente si è parlato molto della mozione per l’indipendenza del vostro paese. Tu che cosa ne pensi?
Sei la prima persona che me lo chiede! (ride)
Io personalmente credo sia un’ottima cosa, credo che noi siamo un paese di valore, soprattutto artistico. Abbiamo la nostra musica, la nostra arte, e tutto ciò che concerne l’umano. Abbiamo molto da dare agli altri, come paese, quindi io sono d’accordissimo a far sì che la Scozia torni indipendente.
Non so cosa ne pensino gli altri della band, ma questo è quanto io credo, l’opinione di Rab (ride).

Per Rab la lunga giornata di interviste è finita così.
A chi non avesse ancora ascoltato l’album recentemente uscito non resta che andarselo a cercare.

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