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Glenn Hughes: Different Stages

Best Of con tutto ciò che ne comporta

Un disco per i ritardatari e/o distratti, per coloro che non hanno avuto la fortuna di godersi i Deep Purple “di” Glenn Hughes, un lavoro adatto a chi vuole approfondire le proprie conoscenze riguardanti il musicista in questione e voglia qualcosa che possa guidarlo attraverso le tante sfaccettature della carriera della “Voce del Rock”.
Un doppio album, questo, che quella carriera la riassume. Senz’altro “Different Stages” verrà accolto da alcuni come utilissimo strumento per porre rimedio alle proprie lacune cognitive, mentre da altri come un inutile, avido e arrogante strumento per arrotondare le entrate annuali di Mr.Hughes. Per noi l’album riesce a guadagnare una sua propria identità e utilità, se non altro perché dà uno spaccato abbastanza accurato del passato di Hughes, passando dai Deep Purple, ai Black Sabbath, ricordando i primi passi assieme ai Trapeze (con la versione dal vivo di “Your Love Is Alright”), e arrivando agli album solisti, in un altalena di momenti live e piacevoli versioni studio-album.
Si alternano anche gli stili, ecco allora che da tipiche blues-ballad, patinate come certe usanze mainstream impongono – “Save Me Tonight (I’ll Be Waiting) -, si passa a momenti più hard rock come “Addiction”, “Can’t Stop The Flood” o “Death Of Me”. Forse è persino inutile aggiungerlo, ma all’interno di “Different Stages” sono pezzi come “Burn”, “You Keep on Moving”, “Lady Double Dealer” o “Stormbringer” dei Deep Purple, a spiccare: la classe di questa formazione non è certo cosa che subisce l’usura del tempo.
Scarso purtroppo il booklet che accompagna il CD, con una nota biografica davvero misera, poche fotografie dell’interessato e una copertina fatta con i ritagli delle ultime uscite soliste del cantante inglese.

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