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  • Glenn Hughes: Songs In The Key Of Rock

    Glenn Hughes

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Come-back 70′s style

Non vogliatecene ma crediamo inutile presentare per l’ennesima volta Glenn Hughes: non conoscerlo vuol dire essersi lasciati per strada una fetta di storia dell’Hard’n’Heavy talmente grossa da non poter essere riassunta in poche frasi. Tra dischi con Deep Purple, Black Sabbath (in realtà solo “Seventh Star”) e produzioni soliste, sono davvero tanti gli episodi meritevoli di attenzione e nel caso foste ancora a digiuno, uno spuntino sarebbe più che consigliato.
Con questo “Songs in The Key Of Rock”, Glenn è alle prese con una delle sue migliori prove soliste da un bel po’ di tempo a questa parte, sicuramente con una delle più dirette. Dalla sua ha un suono pulsante, vivo, forse migliore rispetto alle release del passato più recente del cantante inglese, oltre a prestazioni dei singoli come da copione ottime e un songwriting figlio di una musa ispiratrice particolarmente favorevole. Difficile non confermare quanto appena detto all’ascolto dell’Hard bollente di “In My Blood”, del funky-rock di “Lost In The Zone” o dell’Hard Blues sanguigno e trascinante di “Gasoline”, canzone che rimanda direttamente agli anni ’70 e ai Deep Purple Mark III per ulteriori approfondimenti. Tornano i Deep Purple anche per “Standing On The Rock”, ascoltando la quale, se dovesse tornavi alla mente “Lady Double Dealer”, non preoccupatevi, è tutto sotto controllo.
Troviamo anche colori diversi da quel viola scuro che tanto ha significato per Hughes, e la zeppeliniana “Higher Place”, con cui si va a celebrare John “Bonzo” Bonham, storico batterista della band di Jimmy Page e Robert Plant, ne è la prova. Con “Written All Over Your Face” arriva invece una ballad soave, romantica, a tratti intima, un po’ soul e un po’ blues, in pieno Hughes style. C’é poi spazio anche per una collaborazione con Chad Smith, batterista dei Red Hot Chili Peppers, su “Get You Stoned”, che però non fa gridare al miracolo.
“Songs In The Key Of Rock” non nasce per riscrivere le coordinate della carriera dell’ex-Purple, ma ci propone semplicemente un Glenn Hughes grintoso e in ottima forma, come cantante, bassista e songwriter.

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