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Gli Afterhours ammazzano all’Auditorium

Quello che si è tenuto alla Cavea dell’Auditorium è stato un triplice concerto. La cena che gli Afterhours hanno preparato per il pubblico romano (numeroso ma lontano dal far registrare il sold out) prevede infatti un menu variegato e diviso in più portate. Si inizia con un antipasto a sorpresa, durante il quale la band fa la sua comparsa in tribuna: i musicisti si sparpagliano tra un pubblico divertito e iniziano un breve set acustico. Soltanto tre le canzoni eseguite ma si tratta di “Niente È Per Sempre”, “Voglio Una Pelle Splendida” e “Male Di Miele” (poi riproposta in versione elettrica a fine concerto): un’overture strepitosa che scalda il cuore e l’ugola del pubblico.

Dieci minuti di pausa e viene servita la prima portata, questa volta sul palco, da mangiare con l’insolito set di coltelli proposto nella scenografia. Manuel Agnelli è ancora vestito di bianco e si continua con esecuzioni acustiche, partendo dall’accoppiata “Naufragio Sull’Isola Del Tesoro” / “La Vedova Bianca”, tratte da “Ballate Per Piccole Iene” e “I Milanesi Ammazzano Il Sabato” che saranno prevedibilmente quelli più saccheggiati. Vengono servite poi due belle versioni di “Musa Di Nessuno” e “Orchi E Streghe Sono Soli” e la cover di “You Know You’re Right” dei Nirvana, eseguita dal solitario Agnelli lasciato al centro del palco. Pausa.

Si riparte con la portata principale: la band, in ottima forma, cambia costumi e musica. La tripletta iniziale è davvero notevole e torna a dar spazio ai vecchi lavori: “Sui Giovani D’Oggi Ci Scatarro Su”, “Lasciami Leccare L’Adrenalina”, “Germi”. Il pubblico abbandona i sediolini dell’anfiteatro per seguire il resto del concerto in piedi, cantando e urlando totteschi daje Manuel. Nonostante la scarsa interazione, il feeling con il pubblico è ottimo. Lo stesso non può dirsi per i suoni, con equalizzazioni sballate e frequenti distorsioni.
La set list resta incentrata su canzoni più energiche, come “1.9.9.6.”, “È Solo Febbre”, “Neppure Carne Da Cannone Per Dio” e “Tutti Gli Uomini Del Presidente” cantata dal bassista Roberto Dell’Era. C’è spazio anche per intense introspezioni – “La sottile linea bianca”, “Quello che non c’è”, “L’estate”, impreziosita da un trio di fiati – e sferzate emozionali del calibro di “Ballata Per La Mia Piccola Iena”, “Il Sangue Di Giuda”, “Bye Bye Bombay” e “Bungee Jumping”, con un televisore sintonizzato su Rai Uno a fare da sottofondo.
Poi si spegne tutto, i camerieri sparecchiano i tavoli e i cuochi vanno via, lasciando il pubblico soddisfatto ma non completamente sazio. Ci si aspettava, forse, dessert d’alta classe come “Dentro Marylin” e “Strategie”. Sarà per la prossima cena.

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