Home > Recensioni > Solo gli amanti sopravvivono

Ci sono dei registi che poi tanto “di nicchia” non sono e scatenano al loro seguito un accanito gruppo di fan. Jim Jarmusch, espressione della New York più intellettuale, underground e ironica, è uno di quei registi indipendenti a cui si vuole un gran bene.

Sempre originale per stile e soggetto, con “Solo gli amanti sopravvivono” l’autore ci presenta Tilda Swinton (ora in sala con un altro film di successo, “The Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson) e Tom Hiddleston (Loki in “Thor” e “The Avengers”) nelle vesti di una coppia di vampiri tra il bohémien e il depressivo-grunge, colti e (auto)ironici, che restituiscono sullo schermo un romanticismo così nostalgico e intimista, minimale, che è impossibile rimanere indifferenti.

Sullo sfondo di una città abbandonata come Detroit i vampiri vivono solo di notte: essendo potenzialmente immortali (bisogna stare attenti a non bere sangue infetto) vanno in giro a procurasi il sangue in provetta (mordere il collo è ormai roba medievale), leggono libri del ‘400 e ricordano i tempi divertenti della peste nera, suonano musica grunge.

Una storia esile, in cui accade poco o nulla, tutta basata su scambi di battute ironiche e sulla costruzione di uno stile brillante e malinconico nelle inquadrature di due location fuori dal mondo, e inquadrate sempre in notturna: una casa vintage e una città esotica come Tunisi.

Come a dire: l’unico modo per sopravvivere in un mondo in cui la compulsione degli stimoli culturali e delle strutture socio-economiche ingabbiano il soggetto, è starne fuori, combattere per creare il proprio spazio e vivere le uniche cose reali: l’amore, i libri. E la scelta creativa di due vampiri sui generis è un’invenzione felice che funziona dal punto di vista cinematografico, nello specifico, della costruzione di un’immaginario che rapisce lo spettatore; nonostante l’assenza (voluta) di trama renda la narrazione lenta e, talvolta, al limite del compiaciuto, e quindi dello sterile.

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Contro

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