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Con “Gli Incredibili 2” la Pixar torna a fare sul serio. Merito del ritorno di Brad Bird che difende la sua creatura dalle corruzioni della serialità meglio di come abbiano saputo fare John Lasseter, Andrew Stanton e Pete Docter con i sequel di “Cars”, “Alla ricerca di Nemo”, “Monsters & Co.”.

Bird, regista e autore di entrambi i film della serie, conserva intatti temi e personaggi e prosegue il suo discorso sulla famiglia e la diversità, integrandolo soltanto con un briciolo di salutismo e ambientalismo.

La storia prosegue esattamente da dove l’avevamo lasciata quattordici anni fa, nella scena finale del primo “Gli Incredibili”, con l’arrivo di una nuova ridicola minaccia (Il Minatore, con la voce del portafortuna di ogni film Pixar John Ratzenberger) che la nostra famiglia di supereroi finalmente ricompattata affronta senza timori.

Le cose non andranno come ce le eravamo potute immaginare in questi quattordici anni: il Minatore farà danni, e la colpa sarà data ai supereroi. Costretti alla clandestinità, trovano sfogo nell’aiuto di un magnate delle comunicazioni, Winston Deavor, nostalgico dell’età d’oro dei supereroi e pronto a diventare lo spin doctor (per usare analogie con la comunicazione contemporanea) della loro riabilitazione pubblica. La facciata di questa operazione sarà Elastigirl, mentre il marito Mr. Incredibile dovrà rimanere a casa a badare ai figli Violetta, Flash e Jack-Jack. Anche in questo caso Brad Bird ha voluto riprendere le fila del finale del film precedente, glorificando i poteri ancora nascosti del bebè di casa Parr, di cui noi del pubblico abbiamo già avuto un assaggio quattordici anni fa.

Se nel primo film i membri della “normale” famiglia di supereroi erano per lo più simboli (e i loro poteri ne rispecchiavano la personalità: il bebè imprevedibile, il bambino iperattivo, l’adolescente scontrosa, la madre flessibile, il padre forte) stavolta le storie di questi personaggi si prendono ognuna il suo spazio, senza dover più giustificare la natura dei loro poteri. Questa scelta di approfondimento dei personaggi è l’origine del contrappunto comico (irresistibile per dialoghi e fisicità) all’azione forsennata caratteristica del genere supereroistico (specialmente in senso classico: il riferimento agli anni d’oro del fumetto americano è costante).

Letteralmente incredibile è anche il ritorno di Michael Giacchino alla colonna sonora, per continuità col film precedente e tenacia nel seguire (e forse definire) il ritmo frenetico del nuovo film, concedendosi anche il divertissement di inventare le presunte sigle vintage degli show televisivi dedicati ai nostri protagonisti (gioco che ispirò anche alcuni video promozionali inseriti nel DVD de “Gli Incredibili”).

Torna quasi tutto il cast vocale del primo film: Craig T. Nelson, Holly Hunter, Sarah Vowell e Samuel L. Jackson, a cui si uniscono le voci dei nuovi personaggi: Catherine Keener, Bob Odenkirk e Isabella Rossellini. Mancano all’appello il doppiatore del piccolo Flash, che nel frattempo è cresciuto, e quello di Rick Dicker, che fu l’animatore Bud Luckey (scomparso a febbraio e a cui è dedicato il film) e ora il testimone passa a Jonathan Banks.

La versione italiana invece non ha passato altrettanto indenne l’attesa fra i due film e ha perso le voci principali (Adalberto Maria Merli e Laura Morante, rispettivamente Bob e Helen) ma ha mantenuto il ruolo di culto di Edna Mode per Amanda Lear. Isabella Rossellini presta la voce al suo personaggio anche nella versione italiana, e si aggiungono Ambra Angiolini nei panni di Evelyn Deavor, Orso Maria Guerrini per Rick Dicker, Bebe Vio per una nuova supereroina, Voyd, e Tiberio Timperi per un collega giornalista.

A precedere il film un nuovo cortometraggio della scuderia pixariana che, come i precedenti, spinge sul pedale della commozione ma, per la prima volta in maniera così netta, cercando di coinvolgere principalmente gli adulti fra il pubblico: il corto “Bao”, che si ispira alle esperienze personali della sua regista cino-canadese Domee Shi, mostra una donna prendersi cura di un raviolo antropomorfo, prima affettuoso e tenero, poi sempre più indipendente e scostante. Un progetto che brilla per l’espressività dell’animazione, inserendosi nel solco della tradizione pixariana dell’umanizzazione degli oggetti e svelando una artista dalla sensibilità preziosa di sicura utilità per i progetti futuri (anche se la storia Pixar non ha dimostrato molta fiducia verso i talenti allenati coi cortometraggi, finora).

Il film arriverà in Italia il 19 settembre 2018, con ritardo notevole rispetto all’uscita in patria (dove il film ha battuto diversi record di incassi e da pochi giorni è diventato il film d’animazione che ha incassato di più nella storia), ma farà un passaggio a fine luglio al Giffoni Film Festival, per chi non stesse più nella pelle.

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