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  • Gli Ultimi Saranno Ultimi

    Diretto da Massimiliano Bruno

    Data di uscita: 12-11-2015

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Massimiliano Bruno torna a lavorare con Paola Cortellesi sul grande schermo, dopo “Nessuno Mi Può Giudicare”, ma stavolta si tratta di un dramma dai toni solo occasionalmente leggeri.

Gli Ultimi Saranno Ultimi” è infatti la trasposizione cinematografica di uno spettacolo teatrale portato in scena tra il 2005 e il 2007 in scena proprio dalla Cortellesi (che ne era la unica protagonista), ideato e scritto dallo stesso Massimiliano Bruno (che aveva sviluppato l’idea insieme all’attrice e Riccardo Milani) e diretto da Giampiero Solari. Bruno e la Cortellesi si sono poi occupati della sceneggiatura del film insieme a Gianni Corsi e Furio Andreotti.

Come annunciato, il film è quasi un rovescio della precedente collaborazione del duo in “Nessuno Mi Può Giudicare”: quella era una commedia dal retrogusto amaro, questo un dramma che offre qualche sporadica risata, il che, allo spettatore ignaro, potrebbe risultare spiazzante, un po’ come le sortite di Jim Carrey nel drama.

Nel passare dal palcoscenico al grande schermo permane la struttura teatrale: nonostante vengano mostrate le vicende parallele di Luciana (Paola Cortellesi) e Antonio (Fabrizio Bentivoglio), e nonostante la storia di quest’ultimo sia in effetti l’origine – e la conclusione – della catena di eventi che coinvolgono l’altra, è la prima che rimane epicentro del film, il quale non a caso apre e chiude con un monologo dell’attrice.

È evidente la costruzione della vicenda come un accumularsi apparentemente caotico di sfortune, incomprensioni e tradimenti, un crescendo che pian piano abbandona i toni leggeri per scivolare sempre più nel dramma, fino ad un epilogo che vuole essere necessariamente tragico, anche liberatorio, e che deve molto all’efficacissima messa in scena (anche quella dal gusto prettamente teatrale): il palazzo di vetro diventa un palco dove tutti i personaggi allo sbando si incontrano e si confrontano, sulle note di canzoni indovinate. È il solo momento in cui tutto il dipanarsi un po’ confuso di situazioni  trova compattezza, e le vari questioni aperte, compresa quella ricorrente pistola puntata dalla Cortellesi contro il suo anonimo interlocutore, trovano finalmente spiegazione.

Tutto sembra reggersi dunque sull’interpretazione della Cortellesi, per la quale questo non è il primo ruolo drammatico, ma forse è quello indagato più da vicino: le inquadrature incollate suo viso nei momenti più duri non permettono nessun sotterfugio, e se pure c’è qualche sporcatura, l’impressione generale è che riesca a comunicare con molta forza  il vissuto del suo personaggio.

Una menzione speciale a Bentivoglio, impeccabile nel ritratto del suo carabiniere tormentato, disorientato ed ingenuo. Una performance eccellente.

Un punto forte del film è in effetti la scelta del cast, tutto: Alessandro Gassmann è perfetto ruolo di un marito ancora vittima di distrazioni e illusioni puerili, refrattario ad ogni responsabilità; i volponi che lavorano in fabbrica ( Diego Ribon e Francesco Acquaroli) e le guardie un po’ macchiette si fanno ricordare. Anche il gruppo di amici funziona benissimo, soprattutto la compagine femminile (Silvia Salvatori ed Emanuela Fanelli) che riesce a fare centro nonostante i pochi minuti di presenza sullo schermo. Ci sono poi due personaggi, la madre di Antonio e la parrucchiera Manuela (Irma Carolina Di Monte), il cui ruolo secondario ci lascia con la voglia di scoprire qualcosa di più.

Un neo, invece, l’uso della musica: con la sola eccezione, nella sequenza finale, dell’uso di “Oh My Love” di Riz Ortolani & Rina Ranieri (una canzone splendida che qui risente però del fatto di essere stata utilizzata non troppo tempo fa da Nicholas Windig Refn in “Drive”), e forse anche gli Afterhours, la colonna sonora risulta spesso invadente, al punto da distrarre. Troppo pesante per un film che avrebbe giovato di maggiore sottigliezza.

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