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  • Venezia 72 – Gli uomini di questa città io non li conosco. Vita e teatro di Franco Scaldati

    Diretto da Franco Maresco

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A distanza di un anno dal terremoto “Belluscone” che scosse il Lido nella scorsa edizione della Mostra di Venezia, torna Franco Maresco, questa volta fuori concorso, con “Gli uomini di questa città io non li conosco. Vita e teatro di Franco Scaldati“, un’altra ode dedicata a un grande personaggio sconfitto dalla mancanza di riconoscenza e di valorizzazione dei suoi talenti migliori (ma poco “allineati”) che affligge il nostro Paese, a livello nazionale ma anche regionale. Perchè Scaldati era un grande protagonista della vita culturale palermitana, un teatrante nato che usava il dialetto palermitano per raccontare gli ultimi della città e del mondo, e uno degli ispiratori principali (si scoprirà nel film) della poetica grottesca e irriverente di “Cinico Tv”, il programma cult che lanciò la coppia Ciprì&Maresco. Che ormai si è divisa irrimediabilmente, e il film continua a sottolineare l’ormai insanabile frattura tra i due ex sodali.

Il film racconta la vita e l’opera di Franco Scaldati, una delle figure teatrali più significative del seconda metà del Novecento europeo, che ci ha lasciati nel 2013. Resta, nella sua opera, l’irripetibile rappresentazione di un’umanità marginale, sconosciuta e ormai scomparsa nella sua essenza. Il suo percorso è stato sinonimo di radicalità e impegno nel farsi portatore di un’idea di teatro lontana dagli schemi tradizionali, una voce forte contro l’ipocrisia del potere.

Maresco usa la storia di Scaldati, oltre che per omaggiare un artista al quale è legatissimo, anche per parlar d’altro. E allora ecco che scorrono sullo schermo gli ultimi decenni di storia palermitana, dal dopoguerra fino alle stragi del ’92, con un’ultima, agghiacciante come suo solito, appendice ai nostri giorni. Il teatro “off” e la fervida scena culturale palermitana degli anni Sessanta, il reflusso gattopardesco negli anni successivi grazie all’ascesa di Cosa Nostra, il clientelarismo come unica modalità di sopravvivenza e di riscatto sociale, e poi, ancora una volta, LUI, l’ex palazzinaro milanese Silvio Berlusconi e le sue Tv private che hanno rubato l’anima ad un intero Paese, trasversalmente, installando in profondità il tarlo del disimpegno deficiente a partire dalle classi popolari. Ma nessuno di noi ne è rimasto davvero immune. Qualcuno si è risvegliato, è cresciuto, ha preso la pillola di matrixiana memoria e ha seguito il coniglio bianco fuori dal tunnel, ma stiamo sempre parlando di una minoranza.

Ci saranno tanti inutili diatribe (ci sono state già qui a Venezia) sull’utilità o meno di un complesso discorso che usa ANCORA Berlusconi come male assoluto e demone dell’immaginario: ma un trattato socioculturale sull’Italia degli ultimi anni non può non affrontare l’argomento, che ha bisogno di analisi e di riflessioni principalmente oggi, quando il passo indietro (obbligato dalla giustizia, non certo voluto) politico del personaggio rischia di farci sottovalutare i danni che il berlusconismo trascinerà ancora per decenni. Maresco usa il suo solito tono aspro e ironico insieme, ci accompagna con la sua voce da narratore, e noi ci rendiamo conto che abbiamo già visto Scaldati al cinema senza saperlo, senza accorgercene: ne “L’uomo delle stelle” di Tornatore, ad esempio, e soprattutto come coprotagonista al fianco di Luigi Burruano ne “Il ritorno di Cagliostro”, splendido film della coppia Ciprì&Maresco che annoverava anche Robert “Freddy Kruger” Englund in una delle sue rare trasferte italiane.

In conclusione, il documentario è perfettamente inserito nella poetica mareschiana degli sconfitti, orgogliosi di esserlo e che saranno sicuramente ricordati più dei vincitori. Toglietevi l’idea che Maresco se la canti e se la suoni da solo, sentendosi un perseguitato mentre continua a sfornare un film dopo l’altro (ho sentito anche questa in giro qui al Lido). Stiamo parlando di un artista dal talento infinito, che in coppia con Ciprì ha contribuito a cambiare la storia del cinema e della Tv italiana, venendo sempre trascurato o addirittura offeso dalla critica, perdendo il suo compagno che, da quando lavora in proprio, ha ricevuto apprezzamenti, venendo selezionato anche per il Concorso qui a Venezia, pur realizzando film meno che mediocri. Qualche sassolino dalla scarpa se lo toglie in quest’ultimo lavoro, ma ci mancherebbe altro. Recuperate questo film quando uscirà, noi cominciamo a supportarlo, come facemmo l’anno scorso per “Belluscone”, fin da ora.

 

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