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Gliommero della realtà

A quarant’anni dalla morte di Carlo Emilio Gadda, “l’ingegnere scrittore”, il critico cinematografico Mario Sesti ha realizzato un documentario che tenta di trasporre sullo schermo la complessità espressionista, violenta ed esasperata della lingua gaddiana, capace di passare dal registro coltissimo a quello scurrile in spregio della lingua “d’uso comune”, e con irresistibili effetti ironici, figli di un’intelligenza raffinatissima e di una sensibilità amplificata, che a più riprese scatenarono in lui la depressione.

Di notevole difficoltà l’operazione fatta da Sesti, che ha articolato il documentario in varie parti: Sergio Rubini recita brani composti dal critico qui nelle vesti di regista, ad imitazione dello stile gaddiano per descrivere la figura di Gadda; è questa la parte più goffa oltre che noiosa.
Il resto costituisce però un interessante documento che fa capire come la lingua di Gadda, se recitata, acquisti maggior potere seduttivo dell’orecchio e dell’immaginazione dello spettatore.

L’attore Pino Calabrese recita al teatro Valle Occupato un racconto, “L’incendio di Via Keplero”, incluso nella raccolta Accoppiamenti Giudiziosi. È un bell’esperimento di intermedialità tra cinema, teatro e letteratura, in cui la parola letteraria dimostra una capacità comunicativa così forte da avere un ritmo convulsamente teatrale e una capacità di evocare immagini eminentemente cinematografica: il racconto del pianto disperato della bambina e dell’inerte pappagallo mentre la casa va a fuoco, gli abominevoli scaracchiamenti del vecchio del quinto piano in tutta la sua untuosa miseria. A ciò si affiancano le bellissime musiche di Teho Teardo e gli interventi della professoressa della Sapienza Paola Italia, che ha studiato le carte dell’archivio Liberati-Gadda e ne traccia un interessante ritratto linguistico-letterario, spiegando l’uso destrutturale e sovversivo che Gadda fa della punteggiatura. Un ritratto anche privato, o meglio l’impossibilità di tracciarlo per la grande riservatezza dello scrittore, accennando appena al trauma mai superato della perdita del fratello Enrico durante la prima guerra mondiale.

Una passeggiata con Maurizio Barletta, critico teatrale e scrittore, che sin da bambino ebbe il privilegio di ricevere la protettiva benemerenza dello scrittore: da piazza Cavour a piazza Mazzini, passando per ricordi familiari di un Gadda che scoppiò in un pianto disperato al funerale della madre di Barletta ancora bambino.

Un ritratto a tutto tondo, sebbene poco incisivo. Uno studioso di letteratura che voglia scoprire qualcosa in più sull’ombroso scrittore, può visionarie l’intervento di Paola Italia e soprattutto la recitazione di Pino Calabrese, e il resto lo può anche saltare. Cinematograficamente si apprezzano le grafiche animate che ritraggono un Gadda stilizzato, un “borghesone” autorevole che inciampa e si ingarbuglia nel filo delle sue stesse parole, il famoso “gliommero” della realtà di cui ha tentato sempre un lacerato e caleidoscopico referto.

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