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Glyder: Sulle strade del rock

I Glyder vengono dalla terra della musica per eccellenza, l’Irlanda. Chissà, magari li avete sentiti suonare in qualche pub di Temple Bar, o li avete visti come supporter dei Metallica, di Dio, o di qualche grande nome del metal. Ma Bat Kinane e soci non sono solo un’ottima bar band, o un’interessante opener. Sono un gruppo che si è formato alla scuola dei grandi maestri hard rock degli 80’s e che fa musica con l’anima. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con il chitarrista e fondatore Bat Kinane, che ci ha parlato d’Irlanda, di Dio e di… Yeats! Enjoy!

La mia prima domanda riguarda il titolo, che è particolare… come si collega alle canzoni e di cosa parla l’album?
Dunque, all’inizio avevamo pensato al titolo “Motions of Time” per il 4° album dei Glyder, ma non ci sembrava suonasse bene, allora dopo averci pensato un bel po’ su, mi è venuto in mente il titolo “Backroads To Byzanthium”, mentre pensavo ai versi della poesia di Yeats “Sailing To Bysanthium”, e visto che il nuovo album parla di viaggi, la mia scelta è caduta su “Backroads…”.
Se conosci la poesia di Yeats il tema è il desiderio della fuga dalle difficoltà di questo mondo e la ricerca dell’immortalità. Bisanzio è quel luogo nel poema di Yeats, e io vedo noi in quella ricerca su diversi livelli e anche prendendo diverse strade per arrivare qui, visto che come band non siamo mainstream, e quindi le strade secondarie sono opposte a quella principale.

Cosa ci racconti del cambio di line-up che avete appena avuto? Come avete incontrato Jackie Robinson?

Tony e Davy se ne sono andati e ci siamo sciolti: si erano stancati del music biz e hanno intrapreso la strada delle cover band, per poter avere un’entrata più fissa. Circa sei settimane dopo lo scioglimento, ho deciso che avrei continuato con la band, dato che in fin dei conti ero io quello che aveva fatto il grosso del lavoro e non mi sembrava giusto abbandonare tutto. Ho avuto il sostegno della nostra etichetta, la SPV/Steamhammer che mi ha reso facile il fatto di andare avanti. Ho messo un annuncio in internet e Jackie ha risposto; lui vive in Irlanda del Nord, a circa 200 miglia da quì, ma non è stato un grosso ostacolo visto che ora scriviamo in internet. Jackie faceva parte di una band che si chiamava Hungers Mother e che aveva registrato un album. Mi hanno colpito la sua voce e il suo modo di fare, quindi l’ho ingaggiato!

E i cambi di line-up hanno influenzato in qualche modo il songwriting?
Sì, sotto molti punti di vista. Prima ci incontravamo, esponevamo le nostre idee e ne parlavamo insieme, come è anche accaduto per l’ultimo album, in cui ch ho iniziato a scrivere delle, canzoni nello stesso modo in cui faccio ora, e questo era il modo in cui la band andava avanti. Poi era scoraggiante con la vecchia line-up, dato che ci incontravamo per scrivere ma non c’era entusiasmo né energia, quindi era più facile lavorare per conto mio.
Adesso, a causa della distanza fra Jackie e il resto del gruppo, ha un senso che lavoriamo tutti da casa per conto nostro. Inoltre, ho scoperto che con la nuova formazione posso proporre delle canzoni ai Glyder che in passato sarebbero state rifiutate. La vecchia line-up si stava avvicinando al rock moderno, che non è quello che mi piace fare. Mi piace quello che abbiamo fatto nell’ultimo lavoro, ma sembra che non sia quello che la gente si aspettasse da noi. La gente pensa che Glyder sia una rock band genuina e, onestamente, è quello che avranno d’ora in poi!

“Backroads To Byzanthium” è decisamente orientato verso un sound anni ’70, molto più di “Yesterday, today..”, ad esempio. Cosa ci dici in proposito?
Sì, proprio come ti decevo prima, è rock con un certo criterio. Sicuramente non stiamo inventando niente di nuovo, e nemmeno lo vogliamo: cerchiamo solo di fare buona musica e di tramandare del buon rock al futuro. La maggior parte della musica di oggi è stata già prodotta in passato, compresa quella che facciamo noi. Ma la nostra intenzione è di avere un sound nostro, originale. La gente tende ad appiccicare delle etichette, è una cosa che facciamo tutti. Per i due album precedenti dei Glyder non era facile farci rientrare in una categoria precisa, ma con questo lavoro dovrebbe essere più immediato dire che tipo di stile seguiamo, inoltre, gli ascoltatori amano riconoscere le cose che piacciono loro. Di sicuro, scriviamo del buon hard rock orecchiabile ma fatto con l’anima, e credo che chiunque con un po’ di orecchio possa riconoscerlo.
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In questi anni siete stati gli opener di molte grandi band, come Dio, Metallica, Blue Oyster Cult… Cosa vi hanno lasciato queste esperienze? C’è qualche aneddoto in particolare che vorreste condividere?

Abbiamo suonato come opening act per i migliori, ed è stato un grande onore per noi. È qualcosa a cui guardare con orgoglio quando di ripensi, ed è fantastico incontrare gli artisti che ti hanno ispirato. Andando in tour con le grandi band s’impara molto sulle tecniche di allestimento del palco, su come si lavora da professionisti, e su come tenere alto l’entusiasmo del pubblico e farlo divertire.

Per fortuna, la maggior parte della gente che ho incontrato, da James Hetfield a Slash e tutti gli altri, sono stati molto gentili. Non ci sono state delle esperienze negative. Incontrare Dio e passare del tempo con lui è stato fantastico.
L’ho incontrato per la prima volta dopo il Gods of Metal nel 2007, mentre andavo nel backstage a prendere alcune cose. Gli Heaven & Hell avevano appena finito il loro show, RJD stava bevendo un bicchiere di vino rilassandosi fuori del suo camerino. C’erano solo lui, il suo assistente personale Steve, Vinny Appice e un paio d’altre persone. Ho incrociato il suo sguardo e ha salutato me e sua moglie mentre stavamo camminando. L’ho superato e ovviamente sembrava una scena di “Fusi di Testa”, dato che ero rimasto folgorato! Però lui è stato fighissimo e ci ha offerto una birra, scusandosi che non fosse una Guinness, dato che siamo irlandesi. Abbiamo fatto una bella chiacchierata di quasi un’ora, ma io ero quasi ubriaco, dato che ero stato al Gods tutto il giorno e che Dio continuava a riempirmi il bicchiere. Non ho fatto foto perché non volevo disturbarlo, ma me ne sono pentito. Per fortuna, l’anno seguente l’ho incontrato di nuovo, stavolta a Stoccolma, quando abbiamo fatto da supporto per Dio. Allora abbiamo passato un’altra ora a chiacchierare e a bere qualcosa, e abbiamo pure fatto una foto. Ero molto rattristato quando è morto, dato che era una persona molto gentile, amichevole, calorosa e ospitale. Che possa riposare in pace. Poi, ci sono molti altri grandi momenti che abbiamo vissuto, e magari te li racconterò la prossima volta.

Cosa si prova a fare musica in Irlanda, un paese in cui, a parte poche eccezioni, il folk e il pop sono i generi che riscuotono più consensi?

È un grande paese in cui fare musica se non ti aspetti che venga apprezzata! Purtroppo l’Irlanda non è molto ricettiva verso la musica che facciamo, e trovo molto frustrante il modo in cui, al contrario, gli altri paesi occidentali diano alle loro band rock delle occasioni più interessanti. Molti dei controllori che dovrebbero aprire le porte alla visibilità in Irlanda sono interessati a tutto tranne al rock e al metal. Siamo anche conosciuti come una nazione di invidiosi, dato che non ci piace vedere qualcun altro fare meglio di noi! È bizzarro ma è proprio così. L’Irlanda è un paese molto piccolo eppure abbiamo avuto il numero più alto di musicisti di successo pro capite/sull’intera popolazione. Ecco il nostro moto di competere con il mondo: gli irlandesi hanno avuto grandi poeti e cantastorie. Poiché ci sono musicisti dappertutto, non è il massimo fare musica qui, e non si può certo pretendere un trattamento speciale!

Avete già programmato un tour promozionale del nuovo album?
Suoneremo qualche data nel nostro paese prima della fine dell’anno, due con Y&T e poi il release party. Forse facciamo qualche altro show per prepararci a spaccare il culo ai fan l’anno prossimo, quando cominciamo il tour vero e proprio. Staremo a vedere!

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