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Gnut: quello che si merita

Arrivo all’Arci Ohibò che è ancora presto. Non mi aspetto di vedere moltissima gente, e inizialmente le mie previsioni sembrano anche essere giuste. Poi però il locale inizia pian piano a riempirsi, e alle 22.30 la sala del bar è stracolma. Caspita, penso. D’accordo, l’Ohibò non è l’Alcatraz, ma il circolo pieno non è comunque niente male per uno che ha portato in giro l’ultimo album voce e chitarra, suonando in pizzerie e in centri commerciali. Alle 23 si inizia: il siparietto si apre, e dietro, al centro, c’è Claudio Gnut con la sua chitarra, che ci viene presentata come la vecchia Ceccarella del ’62. Ad accompagnarlo una band di tutto rispetto, come non capitava di vedere ormai da un po’ di anni: basso, batteria, tastiera e violoncello.

Il concerto si apre con il nuovo singolo “Non È Tardi”, e prosegue con numerose canzoni tratte soprattutto dall’ultimo album, come “Dimmi Cosa Resta”, “Torno” e il brano dal titolo misterioso “Estate In Dadgad”, dove Dadgad, ci viene spiegato, non è altro che l’accordatura con cui il pezzo è stato scritto, “ma visto che stasera lo eseguiamo con l’accordatura normale lo chiameremo È STATO In Dadgad”.

Gnut è simpatico di una simpatia tutta napoletana, e seguita a scusarsi per le brutte figure che gli fa fare la sua Ceccarella, la quale essendo di età così avanzata fa fatica a rimanere accordata, ed è oltretutto gelosa della chitarra di scorta che il suo menestrello si è portato dietro. Ma a essere napoletano è anche, e soprattutto, il sentimento con cui il cantautore esegue i pezzi, suoi e di altri – uno dei momenti migliori è l’esecuzione, voce e chitarra, di “Passione” di Libero Bovio – alternando sguardi intensi a espressioni sofferte, e caratterizzando la sua musica, pur così ricca di influenze estere, come inconfondibilmente italiana.

La band è scatenatissima e trasmette tutta la sua energia al pubblico, che già dopo qualche brano inizia a ballare e non la smette più fino alla fine, quando urla per chiedere un bis. La risposta è la magnifica “Controvento”.

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