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God Save The Queen

Parlare bene del Torino Traffic Festival non è cosa difficile: una serie innumerevole di eventi che tempestano ed animano l’intera città piemontese, in un intrigante e completo mix tra arte, cinema e musica. Tutto chiaramente gratuito, e supportato da un’organizzazione degna dei migliori festival, musicali e non, internazionali. Il tutto a mettere Torino in risalto come la più artistica città italiana in quanto ad eventi collaterali dell’estate da 5 anni ad oggi.

Il programma di quest’anno, dopo il susseguirsi amabile di nomi celeberrimi negli anni passati, musicalmente parlando, quali Franco Battiato, Lou Reed, Manu Chao, Daft Punk e via dicendo, già parlava chiaro: una settimana di eventi inaugurati con la performance in trasferta, a Milano, dei Justice, leader della musica elettronica contemporanea, per poi continuare in un immaginario viaggio verso il capoluogo piemontese, con tappa a Biella (Baustelle), fino ad arrivare al lungo weekend comprensivo di, nell’ordine, Tricky-Battles-Soulwax, Sex Pistols-Plastination-Punkareas-Wire, finendo in bellezza con Patti Smith-Afterhours-Massimo Volume. Un tripudio di arte sulle fondamenta del punk e della sua prestigiosa storia, dalla nascita ad oggi.

La seconda serata della kermesse si è aperta, come da cartellone, con l’esplosiva grinta vitaminica dei Plastination, band torinese che fonda le sue radici sul centro sociale più celebre della città stessa, alias El Paso. Dieci anni di carriera, tra cambiamenti ed alti e bassi, che però hanno forgiato la band, fino a portarla a suonare nei migliori locali d’Europa. E live al Traffic non si smentiscono: un punk-hardcore selvaggio ma fruibile, forte di ottimi richiami anglofoni. Una bella performance, se non fosse per la temibile tempesta che di colpo ha letteralmente allagato lo spazio adibito da anni per le serate del festival: lo splendido ed attrezzatissimo Parco della Pellerina. Quasi un’ora di diluvio non ha però bloccato gli animi dei numerosisismi fan e non, accorsi a godersi la serata di punk colto ed evocativo in programma. E così si riparte con i Punkareas, milanesi già considerevolmente noti per i quasi 20 anni di carriera e gli 8 album alle spalle. Di sicuro la punk-band più nota dello stivale. Ed esperienza e talento, si sa, non passano mai inosservati. Forti, acidi, massicci musicalmente, con quel martellante e orecchiabile ritmo basso-batteria che è alla base del punk, la spinta creatività che ne arricchisce i testi, senza contare la puntualità tecnica e quelle piacevoli ed incisive influenze ska, che ne rendono memorabile l’intera esibizione. Davvero ottimi.
[PAGEBREAK] Questo crescendo di notorietà e animo pare essere la caratteristica principale della serata stessa; salgono infatti sul palco i britannici Wire. Perfetti nell’essere abili conservatori e portabandiera del punk moderno, come suoi rivoluzionari nella ri-creazione dello stesso. Nelle loro sonorità spicca la tendenza alla sperimentazine miscelata perfettamente con la tradizione stessa, e questo ne fa i degni successori, ormai da anni, degli stessi Sex Pistols, per lo meno nella scena musical contemporanea. Bellissime le intrusioni di lieve elettronica che incrementano tutto ciò che di buono si potrebbe avanzare sulla band, tra una tecnica magistrale, cori spaventosi, e quell’armonia incessante tra basso e chitarra, al punto di sembrare una cosa sola, nonostante così differente. Paladini del punk moderno.

E poi entrano loro: oltre 35 anni di storia, canzoni di indiscutibile fascino e fama, una notorietà dovuta anche, tristemente, alla scomparsa di uno dei membri, sicuramente il più ribelle, ovvero quel Sid Vicious, tanto abile animale da palcoscenico, quanto scadente bassista per finta. I Sex Pistols, dal 1978 nell’attuale formazione (Johnny Rotten – voce, Glen Matlock – basso, Steve Jones – chitarra e Paul Cook – batteria), arrivano più energici che mai, annunciati come le migliori star da un inno esaltante, trionfanti della longeva carriera, e, c’è da dire, della performance che andranno ad eseguire. Sembra che per questi 4 ex-ragazzini inglesi il tempo non sia mai passato, data la potenza esplosiva che riescono ad infondere sul pubblico che inneggia a loro come si conviene e come è d’obbligo. Splendide voci, addirittura migliori delle stesse di 30 anni fa, mature e calde, ma dotate, sia quella di Rotten, sia i cori Matlock-Jones, di un’acidità così perfetta a puntualizzare il vero scopo di ogni brano cantato. Maestosi e fieri, precisi ed armoniosi, soprattutto energici e carichi, al punto da far dimenticare ai forse troppi fan deliranti che come spesso accade purtroppo, dimenticano che il valore della musica non è la rissa o la distruzione, semmai la condivisione e il piacere, ma questa è un’altra storia. Johhny Rotten è un mito, i Sex Pistols tutti sono nell’Olimpo della musica; possono piacere o meno, ma che abbiano influenzato band del calibro di Clash, Nirvana ed Oasis, senza menzionare altre centinaia di gruppi passati e presenti, è innegabile e degno di nota, oltre che di totale stima. E vederli suonare e cantare live, oggi, così grintosi nonostante gli innegabili anni in più, ed ancora divini nel manipolare la scena e renderla propria, come fuochi ardenti di arte e musica, è un gran piacere. Adesso come 30 anni fa.

Una serata splendente di magia musicale e creatività generale, tra scintille passate più accese che mai, e fiamme luminose e fiere presenti, di indubbia fama e fututro.
I nostri più vivi complimenti vanno a Max Casacci e a tutto lo staff dell’organizzazione, dall’esordio di 5 anni fa ad ora, del Torino Traffic Free Festival, sperando che altre città italiane prendano spunto in futuro tale da rinomata e amata esperienza di successo. Siamo in attesa, ora, della serata evocativa e mistica di domani, per la direzione artistica del magnifico Manuel Agnelli.
Idee geniali, artisti, forza di volontà e musica. Arte a 360°.

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