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  • Going Clear: Scientology e la Prigione della Fede

    Diretto da Alex Gibney

    Data di uscita: 25-06-2015

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Nel 2009 il giornalista Lawrence Wright scrisse un lungo articolo sulla decisione del regista Paul Haggis di lasciare Scientology dopo 35 anni. Nel 2013 quell’articolo, arricchito con altre testimonianze, diventò un libro dal titolo “Going Clear: Scientology, Hollywood, & the Prison of Belief”.

Going Clear: Scientology e la Prigione della Fede” di Alex Gibney si basa proprio sul libro di Wright, raccontando, attraverso la storia di otto ex appartenenti a Scientology, cosa i veri credenti siano disposti a fare in nome della loro fede.

Ma in cosa credono davvero gli scientologist? Il documentario si prende i suoi tempi per rivelarlo, ricalcando nella struttura il cammino psicologico e spirituale dello scientologist nel suo tentativo di raggiungere lo stato di “Clear”, cioè l’eliminazione di tutti i ricordi traumatici, e i successivi otto livelli spirituali, con relativo listino prezzi.

Infatti, i particolari della fantascientifica mitologia creata dal fondatore Ron Hubbard sono rivelanti solo dopo aver raggiunto particolari livelli, tramite un numero imprecisato di “auditing”, sorta di seduta psicoanalitica, a metà tra la confessione e l’interrogatorio al poligrafo.

Gibney fa un ottimo lavoro di organizzazione e contestualizzazione delle informazioni in parte note, sapendo sfruttare nel migliore dei modi la forza delle immagini di repertorio degli eventi collettivi della Chiesa, rendendo ancora più inquietanti gli sconcertanti retroscena raccontati dagli intervistati.

L’analisi, però, si sofferma sulle strategie di propaganda (in particolare, il rapporto con le celebrità John TravoltaTom Cruise) e di controllo messe in atto dall’attuale leader David Miscavige, prediligendo l’aspetto mediatico e lasciando sullo sfondo l’analisi culturale e psicologica del fenomeno.

«Non volevo fare un’inchiesta, volevo semplicemente capire Scientology. Insomma, perché aderiscono?» si chiede Lawrence Wright. Il documentario non risponde del tutto alla domanda. Dalle interviste emerge, anche se in modo superficiale, il ritratto di una religione che si serve di molti dei meccanismi sui quali fanno leva generalmente i culti, con il suo impulso a fare proselitismo e il forte senso di comunità che si crea al suo interno.

Sarebbe stato interessante approfondire maggiormente la psicologia di chi si è ritrovato a credere così tanto da rinchiudere se stesso in una «sorta di prigione», come afferma l’attore Jason Beghe, scientologist per 13 anni.

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