Home > Recensioni > Goldaline, My Dear: How We Say Goodbye And Leave
  • Goldaline, My Dear: How We Say Goodbye And Leave

    Goldaline, My Dear

    Loudvision:
    Lettori:

Introversi e la Riviera

Se i Neutral Milk Hotel si fossero formati in questo decennio a Rimini o a Bologna, anziché in LOUISIANA, sarebbero i Goldaline, My Dear. (Però non è successo).

Il duo è formato da Davide Ramilli e Tommaso Gavioli, già gravitanti attorno alla Stop! Records (il primo, autore dei brani, è il bassista degli Shelly Johnson Broke My Heart, il secondo canta nei Girless And The Orphan). Questo è il loro primo EP. E la formula è quella da manuale: arrangiamenti minimali, introspezione, testi ricchi di aggettivi, cantato in inglese, occhiate piene d’affetto al country. Pensate un po’, a un certo punto, in “Bedroom”, i Neutral Milk Hotel vengono persino citati apertamente!

“How We Say Goodbye And Leave” è un atto d’amore di chi è cresciuto a pane e folketto. Per il full-length chiediamo un po’ più di originalità, ma per ora tutto bene.

Alt. I Goldaline, My Dear non sono il tipico gruppo italiano che scrive in inglese. Il vocabolario di Ramilli è rigoglioso, innamorato dell’amore, e i versi – lunghissimi, a volte addirittura insostenibili – costruiscono un immaginario proprio, che guarda alle band che-fanno-quella-musica-lì a Portland ma è in grado di reggersi sulle proprie gambe. Però, però, ci si immagina che una tale padronanza lirica sia traslabile in italiano, schivando così l’incombente fantasma del Pilota Automatico. E mantenendo l’indole da indie da cameretta. L’indiele. Chissà.

Pro

Contro

Scroll To Top