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Golden Globe: Premi silenziosi

Cerimonia per la consegna dei Golden Globe annullata. In sostituzione breve conferenza stampa.

E se leggessimo l’accaduto al pari di un’installazione d’arte contemporanea?
Minimalismo. Astrattismo. Concettualismo. Futurismo. Street Art.
Oppure una passerella. Sì, nonostante tutto la sfilata (di parole) c’è stata.
Potrebbero rientrare in più filoni artistici gli accadimenti degli ultimi mesi.
Come una rilettura del classico, così la sontuosissima serata di gala dei Golden Globe muta d’aspetto per riproporsi in veste di vittima sacrificale.
Costretta a mostrarsi con l’ultima veste rimastale nel guardaroba, la Academy Awards lancia la collezione 2008, sobria, silenziosa, tenue.
Soggetti tratti dall’attentato al cuore di Los Angeles tramutatosi in feroce sciopero di un vasto gruppo di autori.

(?!?)

C’è da dirlo, il metodo efficace e la costanza nell’attuarlo hanno fatto dello sciopero degli sceneggiatori ad Hollywood il vero tallone d’Achille dell’industria cinematografica americana. I membri della WGA avevano da tempo assicurato che avrebbero potuto rendere impossibile alle star raggiungere il Beverly Hilton Hotel, sede dell’attesissima premiazione.
È per questo che la 65esima edizione dei Golden Globe ha dovuto rinunciare a tappeti rossi, star, cena di gala. Una incolore e rapida conferenza stampa ha annunciato nomination, vincitori e vinti. Solo un ristretto numero di giornalisti a proclamare i nomi di personaggi assenti.
Fino ad un’ora prima della conferenza, i più tenaci tra gli autori erano ancora lì a protestare.
Certo, i loro diritti van riservati. Le ragioni son buone. Il sindacato ha bisogno di adeguate reazioni alla situazione attuale.
Ma è tutto tanto triste!
Dov’è il chiassoso mondo hollywoodiano? Dove sono gli abiti da sera di celebrità ben truccate? E il nuovo compagno di…? E chi si chiederà cosa ci farà mai ai Golden Globe l’ex fiamma di…?
Potrebbero essere oramai solo bei ricordi. La glassa rosa di Los Angeles potrebbe sciogliersi e farci perdere il bello spettacolo degli Oscar con tanto di danni moltiplicati per dieci.
[PAGEBREAK] I premi, però, sono irremovibili. Loro ci son stati lo stesso. E l’Italia, grazie ad un ex candidato all’Oscar, si è aggiudicata la statuetta per le Migliori Musiche Originali con Dario Marianelli, in nomination con “Espiazione” di John Wright. L’opera, tratta dal romanzo omonimo di McEwan e presentata alla Sessantaquattresima di Venezia, ha portato a casa anche il Golden Globe come Miglior Film Drammatico.
Due belle soddisfazioni per la troup di “Atonement” che è stata in grado di presentare un lungometraggio ben pensato, ben tradotto, ben raffigurato malgrado la non originalissima storia di partenza. Wright si porta al vertice di una classifica che ha visto in nomination altri sei film. Oltre alla sua pellicola, infatti, concorrevano “American Gangster” di Ridley Scott con Danzel Washington e Russel Crowe, il grido al capolavoro de “Il petroliere” di Paul Thomas Anderson, che si è già aggiudicato premi per miglior film, regia ed attore all’ultimo Film Critics Awards, “Non È Un Paese Per Vecchi” dei fratelli Coen, ispirato al romanzo di McCarthy, la Londra buia e gelida de “La Promessa Dell’Assassino” di David Cronemberg, “The Great Debaters”, seconda frutto della regia di Danzel Washington e “Michael Clayton” di Tony Gilroy, con tanto di Gorge Clooney protagonista.

Il premio più importante è stato quest’anno duplicato per volere dei giornalisti dell’Hollywood Foreign Press Association, destinando la categoria Miglior Commedia a ” Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street” di Tim Burton. Di riflesso al poliedrico Depp va il titolo di Miglior Attore Brillante per le doti canterine che mostra nell’adattamento cinematografico del musical degli anni ’70. Collega di premio, per la versione femminile, la francese Marion Cotillard, Edith Piaf in “La vie en rose”
Miglior Attore Drammatico è stato, invece, Daniel Day-Lewis, petroliere del Diciannovesimo secolo nel tanto piaciuto lavoro di Anderson. L’attrice che più ha commosso Julie Christie, interprete di “Away From Her”.
Ancora una volta premiata Cate Blanchett, stavolta come attrice non protagonista, per la sua versione di Bob Dylan in “Io Non Sono Qui”, analogo premio al collega Javier Bardem, assassino psicopatico nell’ultimo lavoro dei fratelli Coen. Lavoro apprezzato anche come Migliore Sceneggianuta non originale.

Il premio per la Regia si è aggiunto a quello per il Miglior Film Straniero assegnato a “Lo Scafandro e La Farfalla” di Julian Schnabel.
I riconoscimenti son stati per lo più meritati. Il calo dell’ultimo anno degli incassi dei botteghini americani non ha accompagnato nessuna spiacevole sorpresa. Non sarebbe stata una sorpresa. Per un’immagine da ricalcare si farebbe qualunque cosa, si sa. La fantasia di Hollywood, poi, non si lascerebbe pregare.
E non lo ha fatto nemmeno per avere a tutti i costi la sua serata di premiazione.
A capo chinato ha raccolto i suoi fedeli giornalisti e ha organizzato la timida conferenza stampa.
Che si stia giocando tutto per gli Oscar?

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