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Golden Globes 2018, vincitori e polemiche

In un modo o nell’altro i Golden Globes trovano ogni anno una loro collocazione e ragione di esistere e fare rumore anche se questa ragione, a parlarci chiaro, non c’è. Ma quest’anno, e in particolare negli ultimi mesi, che i dibattiti nel mondo del cinema hanno riguardato molto piú l’industria che l’espressione artistica va riconosciuta alla HFPA (l’Associazione della Stampa Estera a Hollywood) una posizione strategica nel palinsesto mediatico e fra le parti in causa. A margine ha anche premiato l’eccellenza artistica, però, ok. Cominciamo da quella:

I vincitori delle categorie cinematografiche

[Guarda le altre nomination]

MIGLIOR FILM DRAMMATICO: “Tre manifesti a Ebbing, Missouri“, di Martin McDonagh

MIGLIOR COMMEDIA: “Lady Bird“, di Greta Gerwig

MIGLIOR ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO: Frances McDormand per “Tre manifesti a Ebbing, Missouri

MIGLIOR ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO: Gary Oldman, per “L’ora piú buia

MIGLIOR ATTRICE IN UNA COMMEDIA: Saoirse Ronan, per “Lady Bird

MIGLIOR ATTORE IN UNA COMMEDIA: James Franco, per “The Disaster Artist

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Allison Janey, per “I, Tonya

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Sam Rockwell, per “Tre manifesti a Ebbing, Missouri

MIGLIOR REGISTA: Guillermo Del Toro, per “La forma dell’acqua

MIGLIOR SCENEGGIATURA: Martin McDonagh, per “Tre manifesti a Ebbing, Missouri

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE: “Coco“, di Lee Unkrich e Adrian Molina

MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA: “Oltre la notte“, di Fatih Akin (Germania)

MIGLIOR COLONNA SONORA: “La forma dell’acqua“, di Alexandre Desplat

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE: “This Is Me”, di Justin Paul e Benj Pasek, per “The Greatest Showman

PREMIO CECIL B. DE MILLE ALLA CARRIERA: Oprah Winfrey

Si nota subito la spinta propulsiva che i Globes hanno dato al nuovo film di Martin McDonagh “Tre manifesti a Ebbing, Missouri“, in uscita proprio in questi giorni anche in Italia forte di ben 4 Golden Globe, film esemplare nella lotta contro l’omertà di cui a Hollywood si son fatti paladini e paladine quest’anno in particolare.

Sul fronte indipendente, contro i pronostici, la spunta l’educazione sentimentale californiana di “Lady Bird” con 2 premi, contro l’altro beniamino della critica “Chiamami con il tuo nome” che canna tutte e tre le sue nomination.

Non all’altezza del numero record di nomination (7) è il vincitore del Leone d’oro a Venezia “La forma dell’acqua“, che è però onorato dal significativo premio alla miglior regia per Guillermo Del Toro e da quello per la colonna sonora, e a 2 premi si ferma.

Fra gli esclusi, oltre la già citato “Chiamami con il tuo nome”, mette un po’ di paura in ottica Oscar l’assenza di premi per “Dunkirk” di Christopher Nolan, che pure arrivava alla cerimonia con tre nomination pesanti (miglior film, miglior regia e miglior colonna sonora). Anche il premio per il miglior film straniero rasenta l’inspiegabile, andando a onorare “Oltre la notte” (con Diane Kruger riconosciuta miglior attrice a Cannes) in una categoria che vantava il vincitore della Palma d’oro “The Square” e il premio della giuria “Loveless“, e il premio della giuria del Festival di Berlino “Una donna fantastica“, tutti e tre preferiti dalla critica al film del tedesco Fatih Akin.

[Leggi il nostro reportage dallo scorso Festival di Cannes]

Sul fronte dell’animazione si assottigliano le speranze da Oscar dei sorprendenti film europei (“The Breadwinner” e “Loving Vincent“), per tacere dei giapponesi (non pervenuti ai Globes) contro l’ostinazione dei piú tradizionali prodotti americani, fra i quali quest’anno si distingue a mala pena soltanto il Disney/Pixar “Coco”.

[Guarda la nostra classifica dei migliori film d’animazione dell’anno per una boccata d’aria fresca]

L’evento

Forti polemiche, decisamente proporzionate al terremoto di immagine e sensibilizzazione che ha coinvolto l’industria del cinema americano. È già leggenda il discorso di Oprah Winfrey, che si dice lanciata verso la Casa Bianca (e non è l’unico nome di peso che venga da Hollywood, dopo le voci sul presidente della Disney Bob Iger e l’attore Tom Hanks). Come anche l’anno scorso ebbe modo Meryl Streep, Oprah, la piú amata dagli americani, ha approfittato del lungo tempo a disposizione concessole dal suo premio alla carriera per motivare e riconfermare la sua idea di giustizia e, in senso lato, di America. Un discorso simile e persino piú spontaneo, anche se piú breve, ha voluto pronunciarlo anche Laura Dern, premiata come miglior attrice non protagonista per la miniserie televisiva “Big Little Lies”.

Ma con segnali piú o meno eclatanti tutti gli invitati al Beverly Hilton di Los Angeles hanno aderito alla campagna di sensibilizzazione (se non di lotta) Time’s Up, contro la tirannia delle molestie sessuali sul lavoro, vestendo di nero e mostrando la spilla dell’organizzazione.

Un momento di denuncia che ha suscitato imbarazzi piú che applausi è stato quello della presentazione delle nomination per la miglior regia, per voce di Natalie Portman che ha fatto notare come tutti e cinque i candidati fossero uomini: ha riscosso poca solidarietà, forse per la forma della sua denuncia che avrebbe sminuito il lavoro e il prestigio dei cinque autori, anche se è vero che, quest’anno piú che in passato, c’erano tante registe donne di film importanti e lanciati in questa stagione dei premi (Katryn Bigelow per “Detroit“, Greta Gerwig per “Lady Bird“, Agnès Varda per “Visages, villages“, Valerie Faris per “La battaglia dei sessi“, Sofia Coppola per “L’inganno“, Dee Rees per “Mudbound“, Nora Twomey per “The Breadwinner“, Angelina Jolie per “Per primo hanno ucciso mio padre“, Patty Jenkins per “Wonder Woman“) e l’assenza di anche una sola di queste in questa categoria stride troppo per essere ignorata. Ma è un appello chiaro verso i membri dell’Academy, che fra due settimane annuncerà le nomination per gli Oscar.

A cerimonia conclusa la mobilitazione si è dovuta scontrata con polemiche esterne. Catherine Deneuve si è fatta portavoce di un manifesto su Le Monde che “denuncia” gli eccessi della lotta femminista; mentre subito dopo la cerimonia di premiazione, dove James Franco ha vinto come miglior attore protagonista di una commedia e indossava la spilla di Time’s Up, sono comparse su Twitter molteplici denunce ai suoi danni (alcune poi rimosse dalla piattaforma) relative a suoi atteggiamenti sessisti se non molesti anche verso ragazze diciassettenni. James Franco ha poi tentato di spiegare la situazione in un’intervista al Late Show di Stephen Colbert definendo le accuse non accurate.

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