Home > Recensioni > Good For One Day: A Story Never Told

Buoni per mezz’ora, forse

Il post-hardcore melodico ormai non ha più nulla da dire, probabilmente non ha mai avuto nulla da dire eccezion fatta che in rarissimi casi, e la stessa cosa vale per i recensori, che probabilmente hanno speso tutte le parole possibili per elogiare o criticare il genere.

Anche in questo caso si potrebbe parlare dell’ottima produzione del disco, ma a parte lavori volutamente lo-fi è difficile trovare in giro cattive registrazioni ai giorni d’oggi, si potrebbe parlare della dicotomia dei testi, alcuni scritti in inglese ed alcuni scritti in italiano, e della forse poca maturità con cui vengono affronati temi piuttosto interessanti. Si potrebbe parlare di tante cose ma la solfa rimarrebbe comunque la stessa.

Il problema è il solito. Questo genere può piacere come non piacere, e probabilmente al recensore non piace visto ciò che ha scritto fino ad ora. Però un discorso obiettivo che superi le barriere del pregiudizio si può fare benissimo: i Good For One Day sono l’emblema dell’impersonalità. Non hanno un LORO sound, ma più in generale suonano come devono suonare, cantano come devono cantare e trattano i temi che devono trattare, senza mai deragliare dai binari del post-hc melodico. Serve un po’ di più per farsi apprezzare.

Pro

Contro

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