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Google Book: tutti all’attacco!

Qualcuno aveva profetizzato che la pirateria e il correlato problema della violazione dei diritti d’autore non avrebbe mai toccato l’industria della carta stampata e dell’editoria: vuoi per una naturale affezione del lettore al libro-oggetto, vuoi per una intrinseca difficoltà a digitalizzare l’intera biblioteca universale, vuoi perché il libro classico sarebbe più versatile e maneggevole nel suo utilizzo.

Forse chi pensava così ha sottovalutato la velocità dell’evoluzione tecnologica. A breve (molto prima di quanto ciascuno di voi potrebbe immaginare), il problema del download illegale riguarderà anche i libri, le case editrici e gli “intoccabili” scrittori.

L’hardware che rivoluzionerà il modo di leggere i libri si chiama Reader Daily Edition e sarà lanciato dalla Sony a partire da dicembre, al modico prezzo di 399 dollari (quanto dieci libri o poco più). La sua dimensione sarà pari a quella di un libro in formato tascabile, unendo così le doti di trasportabilità, leggerezza e facilità di lettura. Il supporto andrà ad affiancare il già presente Kindle: il libro digitale di Amazon.

Al software invece ci sta pensando già da tempo Google, con il progetto denominato Google Book: un ambizioso tentativo, quello sponsorizzato dal noto portale, rivolto a digitalizzare tutti i prodotti editoriali cartacei con una tecnica innovativa che supererebbe i difetti (tipici invece delle vecchie tecnologie) di scansione, come le pieghe delle pagine o la curvatura della scalanatura centrale del libro. Al progetto hanno aderito perfino l’Università di Harvard, la Bodleian Library di Oxford e ora anche la Bibliothèque Nationale de France ed il Ministero per i beni e le Attività Culturali.

In particolare, Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero, in un’intervista alla Stampa ha commentato così l’accordo stretto con Google: ”

Il progetto – che a noi non costerà un soldo – è di prendere lo sterminato patrimonio delle quarantasette biblioteche gestite dal ministero – fra cui ci sono le due biblioteche nazionali, quella di Roma e quella di Firenze – e di metterlo in Rete“. Le ragioni sono di tre tipi: “Prima: digitalizzare e diffondere nel mondo questo enorme tesoro italiano. Seconda: poterlo conservare; l’alluvione di Firenze, per fare un esempio, provocò la distruzione di testi preziosi e ora perderemmo ancora quei gioielli, ma non il loro contenuto. Terza: promuovere la conoscenza, renderla accessibile a tutti; è anche un fatto di democrazia“.

Il nuovo formato di lettura sarà “aperto”, non quindi vincolato alla natura del supporto sul quale avverrà la visualizzazione (cosa che invece succede per Kindle di Amazon). In altre parole, a prescindere dall’hardware, chiunque potrà leggere i file: sia dal pc di casa che da qualsiasi altro dispositivo a distanza (palmari, ebook, ecc.).

Si avrà quindi, in breve tempo, una biblioteca universale, una nuova Alessandria fatta di bit. I libri saranno così venduti sul mercato on-line.
E ormai sappiamo che ogni volta che c’è un negozio virtuale e la digitalizzazione dei contenuti si inserisce anche la pirateria e lo scambio tramite p2p dei files. Si riproporranno, dunque, gli stessi problemi che oggi attanagliano l’industria della musica e del cinema. Un’ennesima crisi per il libro, che già ne ha sofferte tante negli anni passati?

L’affare, che promette incassi per miliardi di dollari, aveva già infastidito alcune associazioni americane di autori, che tre anni fa intentarono una class action contro Google, per presunta violazione del copyright. Ma il motore di ricerca rispose all’attacco con una proposta di accordo con le società di tutela dei diritti d’autore, per riconoscere loro una fetta del business.

Oggi, contro Google Book (e contro un progetto parallelo, iniziato da una associazione no profit di San Francisco, che lavora anch’essa per una libreria digitale, ma libera, denominata Open Book Alliance) si sono addirittura schierate Microsoft, Yahoo! e Amazon. Le tre major dell’informatica invocano tutela contro la distorsione del libero mercato che il progetto comporterebbe. O forse sono solo spaventate da un affare dal quale sarebbero tagliate fuori!

In un discorso tenuto all’Association of American Publishers, Rubin, consigliere generale associato di Microsoft, ha aspramente criticato il progetto di Google. Si tratterebbe, secondo il legale della Microsoft, di “una violazione sistematica dei diritti d’autore che priva autori e case editrici di un’importante fonte di guadagno“, così come è stato Youtube per molte altre aziende. Rubin ha accusato Google di ridurre drasticamente i profitti degli editori e degli autori. “Le società che non producono contenuti – ha aggiunto Rubin – e fanno soldi sulle spalle dei contenuti realizzati da altri stanno incassando miliardi di dollari con le entrate pubblicitarie“.
Di risposta, David Drummond, direttore dell’ufficio legale di Google, ha così replicato alle accuse: “L’obiettivo dei motori di ricerca e di prodotti come Google Book Search e YouTube è aiutare gli utenti a trovare informazioni. Facciamo questo nel rispetto delle leggi internazionali sui diritti d’autore. Questo spesso si traduce in un incremento dei guadagni per autori, editori e produttori“.

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