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Goose: Né oche né stolti

Li avrete sentiti e risentiti alla TV (da leggersi come direbbe Homer Simpson), tra uno spot pubblicitario e l’altro. Avrete riconosciuto i loro ritmi incalzanti, fatti di electro rock e spirito belga à gogo. Kortrijk è il luogo in cui si sono formati ed hanno imparato a varcare la soglia della sua impronunciabilità.
Mickael Karkousse, Tom Coghe, Bert Libeert e Dave Martijn sono i Goose e stavolta hanno qualcosa di importante da dirci.

Innanzitutto, come descrivereste l’ambiente (il Belgio e la sua cultura) in cui siete nati e cresciuti? Ha influenzato in qualche modo le scelte della vostra vita, come per esempio iniziare a comporre musica? Se così fosse, riuscite a ricordare un particolare evento che vi abbia portato sul palcoscenico?
Il Belgio è conosciuto per il Surrealismo. Con artisti del calibro di Magritte, Broodaerts o persino l’odierno Delvoye. Nella scena musicale questo Surrealismo è spesso riflesso: band degli anni ’80 quale Arbeid adelt! sono un grande paradigma. Non so cosa sia, ma numerosissimi artisti belgi sono sempre stati alla ricerca di qualcosa di nuovo/interessante o hanno tentato di guardare le cose da un altro punto di vista. Forse è perché siamo circondati da paesi di ricca cultura come Francia e Regno Unito. Prendiamo un sacco di influenze e le trasformiamo in qualcosa d’altro, rendendole nostre oppure lavorando contro esse.
La musica è sempre stata intorno alle nostre vite. Tramite i nostri più vecchi fratelli o sorelle, la televisione, la radio. Ricordo di aver visto i film di Elvis Presley e aver pensato: “Wow, questo è quello che voglio fare!”.

Prima di scrivere le vostre canzoni eravate soliti suonare cover degli AC/DC: per quale motivo eravate interessati a questa band?
Beh, onestamente abbiamo fatto la cover di solo una delle loro canzoni… “Whole Lotta Rosie”! Ma è pur vero che gli AC/DC sono uno dei nostri gruppi preferiti di tutte le ere. Hanno una sezione ritmica stupefacente, Angus Young e Bon Scott! Posseggono una tale anima, e riescono a creare così tanta energia con groove molto semplici, ma d’effetto. Sono una delle band migliori di sempre, secondo noi!

E poi, che cosa vi ha fatto cambiare idea riguardo la musica- introducendo i synth?
Introducemmo i sintetizzatori mentre stavamo lavorando a “Bring It On”. Eravamo stanchi delle chitarre e dei loro limiti. Così iniziammo l’esperimento con i synth e provammo a trovare la medesima espressione all’interno di essi come se ne ha delle chitarre. Adesso in “Synrise” abbiamo voluto scavare ancora più a fondo. Abbiamo cercato la voce nei sintetizzatori, il punto debole. E dopo un po’ i synth hanno iniziato veramente a parlare e a guidarci. Non in una maniera mistica, ovviamente, ma siamo stati ispirati realmente dai suoni che tali macchine hanno saputo riprodurre. Inoltre ci hanno ricordato le colonne sonore che sentivamo in tv, quando stavamo crescendo. E tutto ciò è divenuta pura ispirazione per il nostro nuovo album.

Ci sono degli artisti a cui vi comparereste oggigiorno o nel passato?
I Goblin, i primi Depeche Mode, AC/DC, Les Rythmes Digitales, Daft Punk e Vangelis sono tutte band/artisti da cui abbiamo imparato in un modo o nell’altro.

Le vostre canzoni sono state spesso usate da pubblicità televisive e serie di telefilm (Coca-Cola, la Lancer Mitsubishi negli Stati Uniti, la serie americana “Dirty Sexy Money”…). Vi piace l’idea, oltre all’aspetto economico di per sé?
Sì, certamente! Per noi è importante che la nostra musica venga diffusa. Invita molte persone e culture diverse ad ascoltare il proprio album!
È un fatto che la tv e la radio non siano più i soli media. Ora si può sentire musica sui cellulari, lettori mp3, internet… La musica è ovunque e per chiunque. E noi vogliamo raggiungere il maggior numero di individui possibile.

Il 18 Ottobre 2010 il vostro nuovo lavoro “Synrise” sarà pubblicato. Come descrivereste le sessioni di registrazione nello studio? Quale momento preferite tra quello che viene prima del release e ciò che segue?
È difficile scegliere un unico momento. Ci sono talmente tante fasi che attraversi in quanto band: per prima cosa ti innamori della musica, quando scopri qualcosa di nuovo, o un nuovo angolo, una direzione che non avevi ancora esplorato… Ogni passo è così difficile che ogni volta che ne superi uno sei contento di poter passare alla fase successiva. Come mischiare, per esempio. Quando il mixaggio è finito sei estremamente felice e sollevato, ma poi devi pensare all’artwork e il resto… Fare un album richiede molto dell’artista, ma si impara davvero tanto di sé stessi, della band e della musica in questo intenso periodo… è grandioso!


Grazie mille per averci prestato attenzione e in bocca al lupo per la vostra carriera!
Ne sentiremo delle belle.

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