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  • Graal: Tales Untold

    Graal

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Dal ’77 con amore

Secondo album per i nostrani Graal, cinque romani appassionati di hard rock e del progressive più melodico degli anni ’70.
Il limite di un gruppo come questo sta anche nel suo pregio: chi ama le sonorità seventies apprezzerà probabilmente la proposta dei cinque, di fatto questa comunque non aggiunge nulla alla storia della musica e di questo il gruppo è sicuramente cosciente. Si suona come una volta le cose di una volta e quindi sotto con le influenze tipiche, siano i Deep Purple nel riffing più veloce, i Led Zeppelin nei momenti di maggiore groove pesante, Rush e Kansas (a tratti anche Proto Kaw) per le melodie e ombre di Camel e Caravan di quando in quando nelle trame strumentali più eteree.
Poco da dire sui pezzi: tutti belli, anche se un po’ troppo spesso lievemente ripetitivi e dilungati, suonati con una buona padronanza tecnica (che non sfocia assolutamente mai nel virtuosismo) e con una sufficiente omogeneità di fondo. Ben fatti soprattutto lo strumentale “Fairyland”, la ballad “Silver Wings” e la cadenzata “Last Day”.
L’appunto maggiore che si può portare ai Graal è sulla voce. Non hanno un cantante di ruolo e questo si sente. Andrea Ciccomartino, chitarrista e principale compositore, fa del suo meglio, ma le linee vocali non sono granché catchy e spesso risultano quasi improvvisate, oltre a non esserci una tecnica adatta. Inoltre, come purtroppo accade con troppi gruppi italiani, la pronuncia inglese non è perfetta.
Tolto questo, “Tales Untold” rimane un disco godibile, ben suonato e dalla registrazione vintage. Chi si ciba da questa fonte può servirsi.

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