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Grandi momenti molto poco lucidi

Non hanno bisogno di grosse presentazioni i Motorpsycho. Così come non hanno bisogno di effetti scenografici mostruosi o di pagliacciate varie, gli basta un palco e i loro strumenti. Non serve nemmeno un gruppo spalla.
Così, alle nove e un quarto di una tranquilla serata di maggio, l’Alcatraz è pronto per una nuova avventura. La fauna è incredibilmente varia: si va dagli indie-ragazzini ai cinquantenni nostalgici degli anni ’70, passando per i rimasugli dell’alternative nation, i pochi ancora piacevolmente succubi del daydream. Tutti riuniti sotto la bandiera della psichedelia rumorosa colorata rockettosa stonereggiante noise. E la cosa migliore è che non siamo ad un festival, ma al concerto di un trio norvegese.

Si spengono le luci, Saether, Ryan e Kenneth salgono sul palco, un boato notevole li accoglie. Unico elemento scenografico è un telone alle loro spalle, su cui per tutto il concerto vengono proiettate immagini distorte e dall’effetto straniante.
Attacco al fulmicotone con “She Left On The Sunship”, dall’ultima fatica dei norvegesi intitolata “Little Lucid Moments”. I suoni sono praticamente perfetti, non fosse per la voce che per tutto il concerto tende un po’ ad andare e venire; sono soprattutto i momenti più rumorosi a risentirne, un po’ perché sono realmente rumorosi, un po’ perché né Saether né Ryan sono particolarmente dotati dal punto di vista vocale, un po’ perché entrambi tendono, ehm, ad ondeggiare, avvicinandosi e allontanandosi dal microfono a seconda dell’ispirazione. Nulla di particolarmente grave comunque: i tre non si risparmiano di certo e danno vita a due ore e venti di concerto coi controattributi, roba che pochi gruppi oggi si possono permettere di fare. Ciliegina sulla torta è l’ultimo innesto della band, il batterista Kenneth Kapstad, che si rivela essere una mossa che definire azzeccata è un eufemismo. Oltre a non avere certo carenze tecniche, il picchiatore si fa notare per una potenza disumana, una precisione notevole e un gran gusto, il tutto condito in una salsa tipicamente seventies, ricordando spesso e volentieri lo stile del grande dio della batteria rock, John Bonham.

La scaletta oscilla tra pezzi più recenti, come “Kill Devil Hills”, “Year Zero” e “Sail On”, e grandi classici come “Watersound”, “Sinful Wind-Born” e “Drug Thing”, ma il flusso musicale non viene mai spezzato e la band è perfettamente in grado di creare un filo che lega tutto il concerto e tiene insieme uno show compatto e incredibilmente coinvolgente. Da questo punto di vista c’è da rimarcare la partecipazione su di un pezzo come “Nothing To Say”, cantato a squarciagola da buona parte del pubblico.

Anche l’atteggiamento della band sul palco contribuisce a dare un senso di continuità magmatica ai pezzi suonati: poche pause tra una canzone e l’altra, qualche parola scambiata, pezzi talmente allungati e dilatati che sembrano non finire mai, briglia sciolta all’improvvisazione.
L’aspetto più impressionante dell’esibizione della band, comunque, è sul fronte dell’impatto. In studio, le canzoni dei Motorpsycho sono arricchite da decine di strumenti più o meno strani, trasformando spesso semplici melodie pop in un tripudio di suoni e colori che più anni ’70 non si può. In sede live, i norvegesi sono solo un power trio. Una chitarra, una batteria e un basso. In che modo riescano a prendere canzoni che sono piccoli miracoli di arrangiamento e trasformarle in un’onda di suono ininterrotta e mai uguale a se stessa è un mistero glorioso. Salire sul palco in tre e sembrare quindici: questo è il grande segreto dei Motorpsycho.

Alcuni degli album più recenti possono aver deluso i fan di vecchia data, ed effettivamente sono le canzoni più vecchie che eccitano maggiormente il pubblico, insieme agli estratti dall’apprezzatissimo “Little Lucid Moments”. Ma le critiche ai dischi sono una cosa, i concerti un’altra. E dubitiamo che qualcuno possa azzardarsi a dire che i Motorpsycho abbiano perso lo smalto sul palco.
Assolutamente una delle migliori live band in circolazione sul pianeta Terra, e probabilmente anche oltre.

01) She Left On The Sunship
02) Kill Devil Hills
03) Sail On
04) You Lose
05) Sinful Wind-Born
06) Like Always
07) Drug Thing
08) Year Zero
09) Watersound
10) Upstairs/Downstairs
11) Superstooge
12) You Lied
13) Nothing To Say
14) The Alchemyst
15) Little Lucid Moments (Encore 1)
16) Hogwash (Encore 2)

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