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Mai sottovalutare l’importanza del basso

I Granpa non hanno il basso. Nemmeno i Doors e i White Stripes avevano un bassista, tanto per dirne due. E ci sono molte band che fanno rock con il basso ma sarebbe meglio se quel basso non ci fosse. Però rimane un fatto: la sezione ritmica senza il quattro corde è una sezione ritmica solo a metà. E il tiro, in genere, lo dà il ritmo. Allora o trovi il modo di non far sentire la mancanza di quella metà, o è difficile risultare completi.

“In Fast We Trust” è ricco di spunti interessanti. Solo che tolte le sonorità stoner e zanzarose, tolti i ricordi di blues e di hard rock, tolta la voce filtrata che fa sempre chic, il piatto è nel complesso penalizzato da suoni chiusi e da eccessiva ripetitività.

Uno potrebbe pensare che la ripetitività sia una scelta stilistica volta a incantare le percezioni dell’ascoltatore per trasportarlo in una nuova dimensione – leggasi psichedelia. Ma noi sappiamo bene che non basta un riff ripetuto incresciosamente a fare la psichedelia. Uno potrebbe dire che, in fondo, il ruolo del basso è gestito dalla grancassa. Ma noi sappiamo cosa fa un basso, e quindi non gli crediamo. In più, far durare una canzone 26 minuti circa di cui più della metà è silenzio solo per creare l’effetto sorpresa – con un gemito – negli ultimi dieci secondi è un trucco che, ormai, non stupisce più.

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