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Grateful chi?

Gli Sleepy Sun sono sei ragazzi di San Francisco. Giovani, sorridenti, sembrano usciti da una cartolina datata 1969. In Italia non li conoscono ancora in molti, ma all’estero hanno già suonato con gente come Fleet Foxes, Dead Meadow e J Mascis (Dinosaur Jr). Il loro album d’esordio, “Embrace”, non può non richiamare alla mente i nomi dei loro conterranei più noti dell’epoca. Paragoni scomodi, perché quando si parla di Grateful Dead e Jefferson Airplane quelli che non hanno ancora storto il naso si barricano dietro ad un muro di pregiudizi. Chi sono questi ragazzini per credere di potersi accostare così a dei mostri sacri senza essere derisi, o peggio snobbati perchhé fuori tempo massimo?

Eppure gli Sleepy Sun, pur non spiccando nel panorama rock contemporaneo per originalità e innovazione, qualcosa da dire ce l’hanno. Prima di tutto perché “Embrace” è davvero un gran bell’album, psichedelico e graffiante il giusto – uno dei migliori del 2008 per chi scrive. E poi, soprattutto, perché dal vivo sono tutta un’altra cosa.

Chi era ieri sera al Black Out di Roma (o la sera prima a Milano, alla Casa 139) sa di cosa stiamo parlando: lunghe suite psichedeliche, esaltanti scalate sonore che prendono forma poco alla volta, guidate dalle voci suadenti della minuta cantante (una Grace Slick in miniatura) e di Bret Constantino, frontman carismatico e trascinatore. A fine maggio erano fra i gruppi presenti al Primavera Sound di Barcellona, ed il loro showcase pomeridiano nel parco è stato uno dei momenti più apprezzati e inaspettati di tutto il festival.

Ci hanno promesso che torneranno in tour in Europa quest’estate. Non ci resta da sperare che ripassino di qui.

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