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    Grave Digger

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Alle radici dell’heavy metal

Come non guardare quest’album con un immenso rispetto? L’album di esordio di una band che ha poi avuto una carriera più che ventennale è senz’altro un’opera che va rispettata in quanto porta con sé un valore intrinseco superiore a quello della sola musica che vi è registrata sopra.
Come è facile intuire dal titolo, e da una conoscenza minima della band, questo disco è dannatamente heavy metal. Niente power, niente melodia, solo heavy metal quadrato, puro e cristallino, di quello che negli anni ’80 spopolava. E così brani come “Headbanging Man” e “Heavy Metal Breakdown” hanno avuto un grande successo e sono diventati pezzi forti delle scalette delle esibizioni live dei Grave Digger. Sono infatti proprio queste le canzoni più significative: la prima delle due ci presenta una band quasi infernale, sia per la chitarra rovente che per la voce mefistofelica del giovane Chris Boltendahl. La seconda è invece più anthemica, con un coro impresso nella memoria dei frequentatori dei concerti di questi tedeschi.
Il resto del lotto è invece oggi più trascurabile, pur restando intatto il suo valore storico. L’episodio di maggior interesse è, dunque, un altro anthem, “We Wanna Rock You”, a dimostrazione dell’attitudine sbarazzina di una band di giovani, nei primi anni alle prese con canzoni molto semplici e immediate. Non si può infine tralasciare l’atmosferica “Legion Of The Lost”, ripresa poi in “The Ripper”, un episodio atipico che ha il sapore dei primi Savatage.

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