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  • Grave Digger: Knights Of The Cross

    Grave Digger

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Complicazioni

Due anni dopo aver raggiunto il massimo con “Tunes Of War”, i Grave Digger sterzano leggermente. “Knights Of The Cross” è conosciuto come un album controverso, che ha spaccato la critica e deluso parte dei fan. Il motivo di tutto ciò è la maggiore complessità rispetto al convenzionale sound della band, difatti posatezza ed epicità contraddistinguono questo disco e l’impatto non è sempre al livello a cui i GD ci hanno abituati, tanto che alcune canzoni risultano saltuariamente scontate e monotone (“Monks Of War”, “Fanatic Assassins”). Quello che però appare a dolcificare leggermente il sound sono le tastiere, che riescono a ritagliarsi un microscopico spazio all’interno del granitico sound germanico: la title track “Knights Of The Cross” mostra qualche secondo di questa nuova inserzione, poi più ampiamente approfondita nel successivo “Excalibur”.
Nonostante i piccoli dubbi suscitati da quest’album, non si può negare ad esso il fatto di contenere una delle migliori canzoni mai scritte dalla band: “Lionheart” è potente, esplosiva, epica, devastante, esaltante. Non a caso anche lo stesso Chris la cita come una delle sue preferite. Come si può restare impassibili all’attacco di basso, ai dolci cori che spezzano l’aggressione delle chitarre e del frustante cantanto ed a quelli imponenti che innalzano il livello di epos?
Per il resto, dell’album resta poco da dire: una ballad buona (“The Keeper Of The Holy Grail”), una canzone con un pizzico di stile seventies (“Baphomet”), un’altra dimostrazione della direzione maggiormente epica assunta dalla band (“The Curse Of Jaques”) e infine la dimostrazione che l’anima guerresco/terremotante di “Tunes Of War” non è morta (“The Battle Of Bannockburn”).
Non dimenticate, in caso vogliate acquistare l’album, di cercare la versione con le due cover “Children Of The Grave” e “Kill The King”, in quanto potrebbero risultare tra gli episodi più gradevoli.

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