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  • Grave Digger: Tunes Of War

    Grave Digger

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If you want the best, get it!

Ogni band ha il suo masterpiece. Per quanto riguarda i Grave Digger, non c’è dubbio sul fatto che “Tunes Of War” sia il massimo che la band ha mai toccato. Dunque, se gradite l’heavy metal potente, diretto e senza fronzoli, fate vostro questo album, potete andare sul sicuro.
Entrati nel cuore degli anni ’90 e dell’oscurità con “Heart Of Darkness”, i Grave Digger decidono di dare vita a una lunga serie di concept album, tutti quanti basati su importanti scenari storici, popolati di cavalieri, guerrieri, spade e coraggio a non finire. Il primo capitolo descrive le gesta di William Wallace e soci, alle prese con gli oppressori Inglesi, e ciò che viene messo in musica sono proprio il coraggio e la combattività senza fine degli Scozzesi. Le cornamuse danno ovviamente il via all’album e dopo l’intro si trova subito un trittico mozzafiato: i ritmi sono generalmente piuttosto veloci, ma le canzoni puntano tutto sulla potenza, così i cori che affiancano il graffiante Chris Boltendahl assumono un ruolo di primaria importanza.
Non si può di certo terminare la disamina della prima parte del disco senza citare l’intro acustica di “William Wallace”, qualcosa di estremamente atmosferico sullo stile di “Demon’s Day” e seguito da un’esplosione guerresca eclatante (“Fight – Freedom we fight; Stand – Scotland’s pride”). L’unico punto debole è invece “The Bruce”, canzone soffusa e malefica che può essere rivalutata dopo alcuni ascolti, anche se leggermente monotona. Le battaglie riprendono però più furiose che mai con episodi sopra le righe quali “The Battle Of Flodden”, “Rebellion” e “Culloden Muir”, densi di chitarre ruggenti e cori imponenti, per non parlare del malefico folletto che spadroneggia con la sua voce rauca.
Ultima segnalazione per la ballad struggente dedicata a “Mary” (la regina degli Scozzesi) la miglior ballad registrata dalla band.

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