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    Grave Digger

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Il meglio degli anni ’80 per i Grave Digger

Molto chitarristico questo secondo disco dei tedeschi Grave Digger. Dopo un debutto per alcuni versi acerbo, un anno e un EP sembrano aver meglio imbrigliato la foga della band, portandola a realizzare il miglior disco del primissimo periodo.
L’opener “Witch Hunter” è un ottimo pezzo, di quelle che trasudano heavy metal da ogni poro e che trascinano le folle ai concerti. Da notare poi il sorprendente assolo à la Eddie Van Halen. Anche le seguenti canzoni dimostrano la volontà di comporre una musica diretta e semplice, ma non noiosa: stop & go, assoli e quant’altro arricchiscono in particolare la parte chitarristica, rendendola sicuramente più interessante di quella dei due album contigui nel tempo. Anche il cantante Chris Boltendhal ha migliorato la sua voce e il suo approccio rispetto all’esordio, risultando ora più efficace e graffiante, pur restando di una rudezza a volte disarmante.
Quasi a reclamare anche lei una lode, la batteria apre da sola “Fight For Freedom”, un altro brano bello quadrato, con le chitarre lanciate in corse sfrenate, che, di nuovo in congiunzione con la batteria, rendono “School’s Out” il pezzo più godibile e divertente.
Nonostante comunque il songwriting sia più curato rispetto ad altri album dello stesso periodo, il contenuto di “Witch Hunter”, come degli altri della discografia ottantiana, non è certo di elevatissimo spessore. Ci troviamo di fronte all’anima più semplice della band, che potrà risultare gradita a chi cerca il lato più rock dei Grave Digger, tanto che, innegabilmente, questa manciata di canzoni risulta decisamente più godibile dal vivo, magari in mezzo a una folla oceanica.

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