Home > Recensioni > Graveyard: Graveyard
  • Graveyard: Graveyard

    Graveyard

    Data di uscita: 29-08-2011

    Loudvision:
    Lettori:

Prima scena, secondo ciak

Incassato il successo di pubblico e critica con “Hisingen Blues”, secondo disco in studio, la band svedese dei Graveyard ripubblica l’omonimo esordio. Nuova copertina ma stesse canzoni, per un album che non era mai stato immesso nella grande distribuzione.

In “Graveyard” il genio musicale scatenatosi nel lavoro successivo è ancora nella lampada e si affaccia solo qua e là. Rock anni ’70, pesanti influenze doom e blues, pioggia di dissonanze, suoni impastati e pesante fruscio da vinile. La mente corre alle riprese in bianco e nero di qualche vecchissimo concerto. Troneggiano già “Thin Line” e “Lost In Confusion”, teste di ponte verso la successiva evoluzione. “Blue Souls” e “Satan’s Finest” intrigano per le trovate più eclettiche e personali.

Tra le non molte cose che potrebbero far storcere il naso nell’esordio dei quattro ragazzoni scandinavi, c’è una registrazione grezza, talmente sporcata a volte da far sorridere intorno all’intenzione di suonare – e apparire – vintage a tutti i costi. Almeno metà dei brani suonano del tutto ordinari, quasi incompiuti e privi di spunti caratterizzanti. Ma bene così: ora il catalogo principale della band è interamente disponibile e interessa solo guardare al futuro.

Pro

Contro

Scroll To Top