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Il ritorno dello squalo ammansito

A meno di due anni dall’ultimo avvistamento, a largo delle coste della California, fa la sua ricomparsa il grande squalo bianco che, da oltre 25 anni, solca le acque del sud U.S.A.

Il dodicesimo album in studio dei Great White, reduci della reunion del 2007, presenta dodici tracce estremamente coese tra loro, espressione di uno stile di chiara matrice Led Zeppelin.
In cabina di pilotaggio, il redivivo Jack Russel, definitivamente strappato alle fauci di se stesso, dimostra come gli abusi di alcool e droga non abbiano compromesso le sue corde vocali che, al contrario di quanto avevano mostrato in passato, perdono la loro rauca ruvidezza, a favore invece di un tono più easy.

Tuttavia, chi cerca in “Rising” il selvaggio rock’n’roll degli esordi potrebbe rimanere deluso. Questo perché la formazione sembra rivolgere il proprio sound in direzione AOR piuttosto che verso l’hard rock dei tempi d’oro.
L’immediatezza è il connotato principe dell’album, tanto negli episodi più intimi quanto in quelli effervescenti. La band esprime un rock pulito, senza distorsioni, reso ancor più raffinato dalle consuete striature blues, estremamente evidenti nella ballad “My Sanctuary”.
Ciò, che non implica una perdita di energia nel songwriting, piuttosto rappresenta la volontà dei Great White di mantenere una linea di sobrietà o, diversamente detto, un disciplinato vigore.

Lo squalo bianco, insomma, abbandonati gli oceani più tempestosi, volge ora la pinna in direzione di acque più miti e tranquille, senza tralasciare quella cura per i particolari tecnici e virtuosistici che da sempre li contraddistingue.

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