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Greedy Mistress: It’s Revolution, Baby!

In una realtà, come quella italiana, in cui il punk rock mainstream ha poche band capostipite, i milanesi Greedy Mistress emergono dal sottobosco con un debut interessante e divertente, “A Compulsive Need Of You”, proponendosi come un combo innovativo e intrigante, in grado di rinverdire i canoni del genere. Li abbiamo raggiunti per fare quattro chiacchiere nell’intervista che leggete qui di seguito.

Ci raccontate del vostro recente tour negli USA? Da quanto si legge sul vostro sito, dev’essere stata un’esperienza positivamente devastante…
Effettivamente il tour è stato devastante, il nostro cantante è tornato a casa senza voce e più grasso di 5-6 chili.
È stato davvero bellissimo. Neanche nella migliore delle previsioni potevamo pensare ad un simile risultato.
Siamo partiti totalmente disillusi e quasi del tutto sicuri di trovare una situazione analoga a quella italiana. In realtà la nostra musica è stata accolta positivamente e con curiosità, e uno dei nostri timori maggiori era proprio quello di lasciare indifferente l’ascoltatore americano, probabilmente già assuefatto da uno stile di musica come il nostro.
Le 12 date in 15 giorni di permanenza nel Midwest ci hanno portati nei posti più impensati e in alcune delle situazioni più assurde mai viste. Siamo praticamente andati da un estremo all’altro, dall’house show nella cantina di un’abitazione al locale po’ cool di un quartiere universitario. I nostri concerti sono sempre stati visti con apprezzamento e interesse e ci tengo a precisare che lo spettatore medio di un concerto è lontano anni luce da quello italiano. Non c’è stata mai una volta che qualcuno non si sia reso disponibile per aiutare a montare o smontare la strumentazione, o non ci abbia offerto qualcosa da bere o un posto per dormire la notte. Lo stesso si può dire dei gruppi. Mi spiace ma qui una cosa del genere ce la possiamo solo sognare.
Comunque il merito dell’ottimo lavoro organizzativo di tutto il tour va al nostro amico Bill della Finncade Shows, che si è occupato di tutte le date seguendoci passo passo, sia prima che durante, comportandosi più da padre che da promoter. È grazie a lui se possiamo raccontare di quella che è la nostra migliore esperienza musicale di sempre.

Come vi collocate all’interno della scena punk italiana?
Semplice, non ci collochiamo proprio al suo interno… Mi spiace, ma anche se il grosso dei nostri riferimenti musicali è riconducibile al punkrock, il genere ci sta un po’ stretto. Ovvio che per affinità finiamo spesso e volentieri insieme a gruppi punkrock. Non fraintendermi, ci fa piacere, ma sarei più felice se ci fossero più occasioni in cui combinare più generi musicali, serate in cui il punk, l’hardcore, il metal, il garage, lo stoner possano convivere senza problemi. Purtroppo ci sono troppe limitazioni e autoimposizioni da parte del pubblico e di chi organizza per poter fare un certo tipo di discorso.

Cosa fate quando non suonate musica?
Quando non suono musica, rimango comunque immerso in questo mondo. Sono infatti produttore e tecnico del suono presso il mio studio, il Toxic Basement Studio (che è lo stesso in cui è stato realizzato “A Compulsive Need Of You”). Gli altri stanno ancora studiando in università, tutti in facoltà ad indirizzo umanistico.

Qual è il vostro background?
Ho suonato per due anni la batteria nei Long Dong Silver, registrando il primo EP e uno split in 7″. Poi ho suonato in una band hardrock/punk, prima di fondare i Greedy Mistress insieme a quello che ora è l’ex cantante del gruppo.
Mollu, il nostro cantante, ha militato in un paio di gruppi punk orientati verso la melodia, entrambi con testi in italiano. Il primo in ordine cronologico, i Deadpoolhead, era più orientato verso la melodia, il secondo, Scraps, verso il punkrock stile Lookout! Records.
Stefanino (chitarra) e Dadi (basso) invece hanno avuto esperienze un po’ più limitate, suonando il primo in una band dalle influenze della scena di Seattle dei primi anni ’90 (Albindeen), il secondo in un gruppo punkrock influenzato da Ramones e Motorhead (Reptiles).
Inoltre io e Stefanino suoniamo in un altro gruppo metal-punk di nome Scapegoat, anche se l’attività live del gruppo è davvero limitata. In questo caso io suono però il basso.
Infine io e Mollu stiamo lavorando per mettere in piedi un progetto parallelo di musica estrema, ma sarà unicamente lavoro in studio di registrazione.
[PAGEBREAK] In “A Compulsive..” è chiaramente rintracciabile l’influenza dei Motörhead, ma quali altre band vi hanno ispirato?
Dei Motörhead apprezzo da sempre il fatto che abbiano saputo, sin dagli esordi, muoversi al confine tra due generi che, pur così vicini, sembravano inavvicinabili, parlo del punkrock e dell’heavy metal. Questa loro dote ha spianato la strada a decine di gruppi a venire ed ha influito molto anche sulla nostra musica.
Altre band d’ispirazione sono in primis i Black Flag seguiti da Ramones, Venom, Poison Idea, Alice Cooper, Dead Boys e Discharge.
Anche il cinema italiano di serie b costituisce una forte influenza per i nostri pezzi, soprattutto come ispirazione al nostro stile narrativo di gran parte dei testi.

Nelle vostre copertine e nel logo del vostro sito si capisce una chiara propensione per, diciamolo con un eufemismo, il mondo femminile… Siete ossessionati da qualcosa? È questo il vostro ‘bisogno compulsivo’?
Il riferimento al mondo femminile è una delle caratteristiche che più identifica il gruppo sia nei testi, sia in tutto ciò che compone la parte visiva. In realtà tutto l’immaginario sessuale è da leggere, per essere realmente compreso, in chiave metaforica.
Nei nostri testi il sesso è un contenitore simbolico che racchiude tutte le ansie, le paure e i pensieri di ogni singolo individuo. Nessuno di questi testi fa riferimento a noi membri del gruppo, ma parla, attraverso piccole storie (tratte il più delle volte da vicende realmente accadute), di personaggi e fatti immaginari.
Ad una prima lettura, le liriche si dovrebbero prestare a ben poche interpretazioni, essendo così dirette e semplici. In realtà, scavando un po’ più a fondo, nelle canzoni sono racchiusi dei significati un più profondi, non filosofici, certo, ma neanche così scontati. È chiaro che la prima impressione possa essere il più delle volte lontana da ciò, e tutto sommato va bene così perché, sia che l’ascoltatore resti disgustato o si diverta, queste sono possibilità calcolate ed assolutamente volute.
In ogni caso non siamo assolutamente ossessionati dal sesso, non in maniera compulsiva e, a scanso d’equivoci, non siamo nemmeno maschilisti o sessisti, anche se ogni tanto una reazione di sdegno da parte di femministe e persone politically correct ci piace!

Come nasce un album dei Greedy Mistress?

Un disco dei Greedy Mistress nasce nel momento in cui c’è materiale sufficiente per poterlo realizzare. Con questo intendo dire che con noi non funziona molto l’idea di chiudersi in una baita per un mese e preparare 10-12 pezzi.
Piuttosto direi che un nostro disco è il risultato di un lavoro che dura un certo lasso di tempo non determinato a priori. Quando sentiamo che i pezzi che abbiamo tra le mani sono sufficientemente legati tra loro per tematiche e sonorità, allora vuol dire che è il momento di registrare. Prima di raggiungere questo punto, facciamo molto ricorso a preproduzioni e qualche test live dei pezzi che più ci piacciono. Solo dopo questa fase possiamo dirci pronti alla vera e propria produzione del disco, durante la quale viene data molta importanza alla resa dell’impatto e dell’energia delle canzoni.
Affinché questi parametri risaltassero al meglio in “A Compulsive Need Of You”, abbiamo speso molto tempo nelle registrazioni e nel mixaggio. Devo dire, per quanto mi riguarda, riascoltando a distanza di un anno quelle sessioni, non posso che essere tuttora soddisfatto del risultato finale.

Elencateci tre buone ragioni per comprare il vostro CD.
Ecco, questa per me è la domanda più difficile e spiazzante di un’intervista. Ti dico in tutta franchezza che sono un pessimo venditore e, se non lo fossi, a quest’ora avrei già avviato un’etichetta discografica.
Facciamo così, rigiro la risposta a modo mio… Prima ancora di consigliare l’acquisto del disco, suggerisco ai lettori incuriositi di venire ad un nostro concerto oppure di guardarsi una nostra esibizione dal vivo su Youtube (se ne trovano un po’). Se vi piace la musica, sono davvero contento, in caso contrario spero almeno che il vostro tempo investito sia ripagato con un sorriso.

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