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    Greeley Estates

    Data di uscita: 06-05-2008

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Un lungo manuale su argomenti ben noti

I Greeley Estates sono tra i sempre più numerosi figli della rete, band che hanno costruito la loro notorietà a partire dalle pagine di siti come MySpace e PureVolume. Essendo giunti al terzo album, con una bella quantità di vendite per i primi due dischi, possiamo credere che ancora una volta il virus tecnologico abbia operato una scelta azzeccata.

In effetti “Go West Young Man, Let The Evil Go East”, titolo anacronisticamente in clima da Guerra Fredda, rappresenta un ottimo, quanto canonico, esempio di screamo-core per giovani col ciuffo. Limiti e punti di forza risiedono tutti nella definizione stessa di questo lavoro, portabandiera di quanto il post-hardcore sia arrivato ad offrire oggi, innestando la robustezza del metal e la fragilità dell’emopop sull’urgenza ruvida del punk. I Greeley Estates non hanno niente di nuovo da dire sul fronte occidentale, se non che a sgomitare in testa alla moltitudine ci sono anche loro, e non riescono a sorprenderci nell’analisi macroscopica di un album fin troppo lungo.

Al contrario, lo stesso non si può dire per l’osservazione microscopica, immediatamente colpita da una produzione eccezionale, perfetta nel dischiudere la potenza e cesellare la melodia di cui si nutrono i cinque di Phoenix. Su questa dinamica e sull’enorme variabilità che genera si regge il disco intero, con risultati inizialmente egregi ma presto in caduta libera su di una ripida curva di longevità. Sullo scenario di uno stile così rigidamente codificato in questi anni, piccole intuizioni valorizzano un disco post-hardcore da manuale.

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