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  • Gregorian: Master Of Chant Chapter V

    Gregorian

    Data di uscita: 01-05-2006

    Loudvision:
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Valgono anche senza effetto sorpresa?

Il side project del mastermind degli Enigma continua la sua attività di adattamento – un po’ svezzato nel new age e nel rock moderno – dei pezzi classici del panorama musicale mondiale all’estetica del canto gregoriano.
Non sono comunque tutte delle hit da classifica; sebbene siano proprio queste ultime a richiamare l’attenzione dei molti che si avvicinano ai Gregorian, il lato più interessante è forse quello di riesumare brani da lungo tempo rimasti nei cassetti della memoria, o per i più giovani completamente sconosciuti. All’inizio troviamo “Heroes” di David Bowie, in un’esecuzione molto prevedibile, mentre la Pink Floydiana “Comfortably Numb” preserva la sua sopraffina composizione e gli assoli prog rock, guadagnando in ariosità per via della sezione strumentale dei Gregorian, infallibile quando si tratta di ricreare suoni ricchi, acustici, di corde o martelletti, dando un riverbero epico piacevole al semplice ascolto. È bello riprendere in mano anche un hit degli ’80s come “Send Me An Angel” dei Real Life, che con le velate voci femminili di sfondo alle percussioni elettroniche ottiene quel distintivo effetto-Gregorian: il mantenimento dell’identità originaria, almeno per i timbri più caratteristici, del brano in questione, pur nella totale trasformazione. Talvolta la parvenza di un risultato à la Therion sembra fare capolino, ma ciò non provoca fastidio, solo un vago senso di déjà vu. Passando sopra la cover dei Queensryche “Silent Lucidity”, torniamo agli anni ’70 con “Lady In Black” degli Uriah Heep di “Salisbury”; la melodicità delle linee vocali e il ritmato tipicamente seventies incontra il rilassante e riverberante twist dei Gregorian, generando una sensazione inedita e piacevole. Seguono musiche originali dei compositori Heusmann e Brightman, in “The Forest” e in “The Weakened Soul”, quest’ultima caratterizzata anche da alcuni momenti presi in prestito da Mussorgsky. Un’escursione abbastanza pacifica ne “Lucky Man” di Emerson Lake & Palmer e si arriva quindi all’hit del 2003 degli Oasis “Stop Crying Your Heart Out”. Questa ha dalla sua delle intuizioni, specie nelle linee vocali, molto azzeccate, che però non vengono eccessivamente valorizzate dalla nuova veste; in realtà, è forse lo stile dei Gregorian che non è in grado di aggiungere molto al brano, esteticamente compiuto nella sua primaria incarnazione.[PAGEBREAK]“We Love You” dei Rolling Stones diventa evocativa e solenne, misteriosa ma senza segreti troppo oscuri, insospettabilmente techno-elettronica piuttosto che rock. Strana la scelta della seguente “Boulevard Of Broken Dreams” dei Green Day, formazione a cui ho sempre faticato ad attribuire valore artistico. Nonostante tutto, questo estratto dall’acclamato “American Idiot” fa parte dell’era più ragionevole del trio, e beneficia dell’intensità del cantato gregoriano per sottolineare la piacevolezza vocale del ritornello. Impossibile, prima o poi, non passare per una canzone del “Black Album” dei Metallica, e questa volta tocca forse al lento veramente interessante di quel disco, che supera di gran lunga la tanto inneggiata “Nothing Else Matters”: “The Unforgiven”, con il feeling immediato del suo ritornello, e il mood vagamente drammatico e malinconico, qui reso con percussioni quasi militari, l’eco lontana di un’incudine, e piacevolissimi archi. A chiudere la disimpegnata “I Feel Free”, originariamente dei psychedelic-blues britannici Cream. Una closing track rilassata ed inaspettatamente leggera.
Non ci sono picchi particolari, né hot picks, ma i fan dei Gregorian non rimarranno delusi. Questo gruppo affascina non tanto per le scelte, quanto per il gusto estetico, per la resa, per la piacevolezza dei suoni. E, in questo, l’ultima cosa che fanno è peccare di coerenza: sia quando sterzano sul classico, sia quando si contaminano d’elettronica o chitarre rock. Perché mantengono quel riverbero e quella vastità del campo sonoro che li rende arcani anche quando sono amichevoli, pregni d’un qualche remoto fascino anche quando scivolano nel sottofondo della vostra attenzione. Prova discreta.

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