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  • Greylevel: Hypostatic Union

    Greylevel

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Stasi alla ricerca di emozioni

Rock canadese, progressivo e indipendente, dalle atmosfere malinconiche e rarefatte. Questo il paradigma della five pieces band, inizialmente nata come solo project di Derek Barber.

L’album, successore di “Opus One” (2007), consacra una realtà a metà tra i Riverside e i primi Porcupine Tree. La musica si perde in ambientazioni eteree e introspettive, che ambiscono a spingere l’ascoltatore in una progressione ipnotica. “Hypostatic Union” però lascia l’idea di un songwriting monocorda, troppo intento a disegnare atmosfere che non a emozionare.

Un rock più indie che prog spinge l’orecchio a dimenticare ciò che sta ascoltando, per lasciarsi trasportare in un mondo di visioni in dissolvenza.

Anche 55 minuti possono sembrare un’eternità quando si presentano identici, tutti impostati con gli stessi ritmi e tonalità. Questo non vuol dire che non vi sia perizia nell’esecuzione. La scelta di un sound lineare, tutt’altro che articolato, è funzionale ai tasti dell’anima che i Greylevel vogliono toccare.

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