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  • Guapo: Elixirs

    Guapo

    Data di uscita: 19-05-2008

    Loudvision:
    Lettori:

Blaze the Light of Ten Thousand Suns!

Li avevamo conosciuti soprattutto grazie agli ultimi due lavori, “Five Suns” e “Black Oni”, rispettivamente 2003 e 2004. Ultimamente si erano fatti sentire con qualche progetto parallelo, soprattutto gli Æthenor. I Guapo ritornano nel 2008 con “Elixirs”, escono per Neurot e decidono di mandarci in confusione totale.
I due dischi citati in precedenza erano due monoliti completamente strumentali, fortemente debitori dei King Crimson ma con un approccio decisamente più oscuro. Intricati, cervellotici, caotici e soprattutto nerissimi. “Elixirs” si sposta invece più sul terreno – quanto mai fertile di recente – della psichedelia più pura. Dove quel termine di undici lettere va a pescare riferimenti che sono “altri” rispetto a quelli classici. È raro, nel 2008, sentire citati Popol Vuh e Magma, e persino un certo jazz dilatato che ricorda il Miles Davis di “Pangaea” o i deliri ambient di John Zorn a nome Painkiller. È altrettanto raro trovare pezzi come l’opener “Jeweled Turtle”, 13 minuti di lento crescendo dalle marcate influenze mediorientali, nei quali non affiora mai un istante di noia. Devono aver fatto bene i cambi di line-up seguiti all’abbandono di Matthew Thompson nel 2005, se i risultati sono questi. A tratti (“Arthur, Elsie And Frances”) riaffiora l’amore per il caro, vecchio prog rock; per cui King Crimson come se piovesse, ma anche Third Ear Band e (perché no?) Genesis. Anche i suoni hanno subito un deciso restyling: non si sono mai sentiti i Guapo con un feeling così live, grezzo, praticamente non arrangiato. Il che non toglie nulla all’impatto, e anzi accentua l’atmosfera quasi esoterica dei pezzi. Le due “Twisted Stems”, uniche tracce in cui compaia del cantato, sono il miglior esempio di questi approccio “rituale”.
Indubbiamente il rischio maggiore che si corre di fronte ad un disco del genere è quello di perdersi nelle trame dei pezzi, che sono sei e sono tutti piuttosto lunghi (esclusa la trascinante “The Planks”, che dura appena tre minuti). Con piglio professionale e grande attenzione alle vostre esigenze vi possiamo però tranquillamente dire che ne vale la pena. “Elixirs” è un disco da cui lasciarsi trascinare e da scoprire pian piano. Apriiite le vostre meeenti e i vostri chaaakra!

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