Home > Interviste > Guido Campiglio : Classico con brio

Guido Campiglio : Classico con brio

Giovani musicisti crescono, e il territorio italiano si sta dimostrando una fucina particolarmente produttiva di nuove leve del rock. Stavolta è il turno di Guido Campiglio, talentuoso chitarrista bergamasco che, a 33 anni, vanta già un paio di buoni lavori (strumentali) e una discreta sfilza di esibizioni dal vivo. Campiglio si è fatto strada nell’heavy metal con l’autoprodotto “Wood” del 2009, per poi sfornare “Saturn” (2010), dove le sonorità dei grandi guitar hero (Malmsteen su tutti) sono palpabili, come pure lo è la ricerca di uno stile personale.

Quali sono stati I tuoi esordi come chitarrista?
Ho iniziato un corso di chitarra classica all’Accademia Musicale di Bergamo, che ho seguito fino a 17 anni, quando ho trasferito ciò che avevo appreso all’elettrica. A quell’età, infatti, avevo scoperto dei chitarristi neoclassici o power metal che avevano uno stile classicheggiante ma con sonorità metal, che trovavo molto accattivamente.

C’è uno stile musicale o un artista da cui trai ispirazione? Perché?
Musica classica e metal formano un’alchimia fenomenale per sviluppare l’armonia, la dinamica e l’emotività tradotte in musica. Sono fermamente convinto che, se fossero vissuti ai nostri giorni, i compositori secenteschi e settecenteschi avrebbero partecipato tutti al Gods Of Metal! Della musica classica apprezzo particolarmente l’incredibile aspetto sinfonico di ogni frase musicale, che sottende studi armonici molto approfonditi. Del metal, invece, prendo come riferimento gli anni ’80 e l’inizio dei ’90. Naturalmente, conosco tutto il lavoro di Malmsteen, che rimane un caposaldo (anche se non mi fa impazzire). Adoro Marty Friedman e Vinnie Moore per la loro capacità di essere sempre tecnicamente impeccabili e di gusto appropriato ed efficace, e in questo li preferisco a Malmsteen. Poi, c’è un altro grande chitarrista, purtroppo non molto conosciuto, che è Nuno Bettencourt: nel nuovo lavoro che sto preparando ci saranno parecchie influenze funky-metal, che è diventato ora un po’ il suo stile.

Ascoltando il tuo ultimo lavoro, si trovano svariate ispirazioni, che fanno pensare che tu sia interessato a più correnti musicali. Trovi che essere aperto musicalmente aiuti a diventare un musicista completo?

Giusto per proseguire quello che stavo dicendo, credo che ascoltare il differenziarsi di vari stili all’interno di ogni genere musicale sia l’unico modo per svilupparne uno proprio. In “Saturn” sono presenti riferimenti classici, armonie arabe, sviluppi di progressioni armoniche esotiche e anche parecchi temi che si rifanno alla musica indiana. Nel prossimo album, quest’ultimo aspetto sarà molto presente, anzi sarà predominante, ma ci saranno anche delle tracce che presenteranno scelte differenti. In più, i pezzi saranno anche cantati per l’80% del lavoro. Per rispondere alla seconda parte della domanda, ritengo di stare lavorando per costituire un mio stile proprio, qualcosa per cui poter riconoscere un mio pezzo anche senza sapere che l’ho scritto io.

Il tuo album si compone di soli pezzi strumentali, ogni pezzo è un movimento musicale a sé stante, o segue un filo conduttore come un concept? Da dove prendi spunto per scrivere le tue canzoni?
“Saturn” è stato scritto sfruttando materiale composto nell’arco di tre anni e questo, a mio avviso, è un vantaggio, perché ogni pezzo è accomunato ad un altro per la crescita che io stesso ho avuto in ambito compositivo e creativo. Poi, anche se ci sono cose che a distanza di qualche mese avrei fatto diversamente, sono molto affezionato a questo lavoro! In più, ciascuno di questi pezzi ha subito rimaneggiamenti e riscritture varie, nel passaggio dalla bozza primaria fino alla canzone finita. Credo che questo mi sia servito a plasmare un mio stile. Per le tracks prendo spunto da un’idea che butto giù e che cresce lentamente, e di solito sviluppo più idee contemporaneamente. Attualmente sto lavorando a tre pezzi diversi. Poi, dipende anche dallo stato d’animo, che in alcuni periodi diventa più creativo che in altri.
[PAGEBREAK] Hai di recente partecipato ad una delle più grandi convention nel settore della produzione di chitarre: ci racconti la tua esperienza?
È stata un’esperienza particolare, dato che sono stato chiamato come unico rappresentante del linguaggio chitarristico moderno in una convention chitarristica quasi esclusivamente acustica, che si chiama A.D.G.P.A. Sul palco si sono esibiti grandissimi nomi della chitarra moderna, italiana e internazionale, ed è un ambiente alieno per un musicista metal: durante il soundcheck devo confessare di essermi sentito un pesce fuor d’acqua. Poi, ho notato che era appunto questo che rendeva comunicativo il mio ruolo e il mio intervento, e infatti sono stato ascoltato con molta attenzione. Per uno che suona sempre in ambienti metal (locali o festival), è stato gratificante esibirsi davanti a chi non si aspetta minimamente quello che fai e avvertire il consenso. Fra l’altro ero l’unico a suonare in piedi, e a suonare con le distorsioni, ehehe!

Sei diventato endorser di BC Rich da poco tempo: cosa significa per te? Ci puoi descrivere quale strumentazione utilizzi di preferenza?
Sì!! Uno dei miei sogni nel cassetto, oltre alla possibilità di avere un contratto discografico per portare in giro la mia musica, era quello di avere un marchio di strumenti da rappresentare e in cui riconoscermi. Quando ho saputo che fra i brands che mi aveva proposto la mia etichetta c’era anche la BC Rich, non ho esitato a puntare su quello. Sono strumenti votati al genere, tecnici ma anche estetici, e dotati di personalità. Io suono una BC Rich Mockinbird e una BC Rich a V di un mio allievo; posseggo inoltre una chitarra classica La Patrie a corda di nylon, che sarà utilizzata per il mio prossimo album.

A proposito, so che stai scrivendo nuovi pezzi: saranno sempre strumentali o anche cantati? Ci puoi dare qualche anticipazione?
Sì, la maggior parte del materiale per il prossimo cd è già in cantiere: sarà un ulteriore passo avanti rispetto a “Saturn”, e basato su ciò che di questo mio ultimo lavoro si è rivelato più efficace e vincente. Lo stile esotico delle composizioni sarà sicuramente preponderante, con una preferenza per i riff e l’apparato ritmico, rispetto alle parti soliste. Delle 12 canzoni che penso comporranno l’album, almeno sei o sette saranno cantate da una voce femminile. Inoltre, due presentano uno stile diverso da quello che ho fatto finora, rendendo il lavoro molto originale. Inoltre, vorrei conferirgli un sound più pesante e moderno di “Saturn”, diciamo più ‘heavy metal’.

Pensi che il panorama musicale rock and heavy italiano goda di buona salute o che i mezzi per far crescere questo movimento musicale siano troppo pochi?
Hai toccato il tasto dolente! L’Italia è piena di ottimi musicisti e ottime band (parlo del settore heavy), ma la difficoltà che hanno gli artisti nel proporsi si spiega con la penosa tendenza, tipicamente nazionale, di far suonare al 90% tribute o cover bands e gruppi di revival che sono assimilabili ad una strana forma di liscio del terzo millennio! Ad ogni modo, per evitare le polemiche, posso aggiungere che le cose possono cambiare dove c’è lo spirito d’iniziativa e si adotta un atteggiamento umile per arrivare al cuore di più persone.

Progetti per il futuro? Tour?
Stiamo organizzando il calendario delle date della prossima stagione, che comincerà con il “Metal Disorder Festival” a Rho (Milano)….scontato dire che vi aspetto tutti! La speranza è di trovare anche location medio-lontane in cui suonare, ad esempio nel centro Italia.

Scroll To Top