Home > Recensioni > Guido Campiglio : Saturn

Speed of light

Otto track di puro heavy metal classico, senza fronzoli né pretese. Ecco cosa ci propone la seconda prova da studio di Guido Campiglio, chitarrista bergamasco che si è nutrito della migliore tecnica dei chitarristi nordici di stampo neoclassico e l’ha riproposta, purtroppo senza riuscire sempre a fonderla e plasmarla in uno stile originale.

In “Saturn” sono chiaramente distinguibili le influenze di Malmsteen, in particolare nell’attacco della titletrack e in “Mistery” dove precisione e velocità sono preponderanti. Risaltano poi richiami al blues orientaleggiante e allo speed metal nordico, che impreziosiscono l’album. Sicuramente un chitarrista italiano da seguire attentamente in attesa di poter saggiare le sue qualità dal vivo.

La prima impressione è stata: la batteria sembra suonata dal cugino nello studio di registrazione in cantina. In effetti, la scarsa qualità del promo pregiudica la bontà dei pezzi, e non rende loro giustizia. Tuttavia, gli ascolti successivi hanno portato a queste riflessioni: troppe ispirazioni giustapposte senza trovare un proprio stile… d’accordo imitare i guitar heroes, ma è necessario trovare la propria voce fuori dal coro, e Campiglio non ci è ancora riuscito. Malmsteen è imprescindibile per chiunque si appresti a diventare un professionista dello strumento, ma nel caso di Campiglio la sostanza sembra fermarsi qui.

Pro

Contro

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